Allora visto che si può parlare di politica intervengo anche io.
Primo: non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, i quali hanno di solito più fattori causali che col tempo si intrecciano tra loro, ne creano altri, e così via.
Il problema dello stallo italiano, anzitutto bisogna dire che non è per tutti uguale, né per suddivisione sociale né geografica. Detto in altri termini ci sono porzioni di società ("ceti", se vogliamo dirla in maniera novecentesca) che stanno meglio di altri, e porzioni di territorio che sono messe meglio di altre. Pero sì, la tendenza è quella di un declino socio-economico-demografico.
Le ragioni sono innumerevoli e alcune risalgono persino a prima dell'unificazione. Non c'è un unico fattore.
Inoltre non sono neanche tutti fattori endogeni, ma tanti sono esogeni: arrivano da fuori, perché l'Italia non è un isoletta in mezzo al Pacifico, e anche qualora lo fosse sarebbe comunque influenzata dall'economia e politica globali.
Economia che da 25 anni (almeno) è globalizzata e globalista, ovvero interagisce come un unico sistema su scala planetaria attraverso scambi di natura commerciale (oltre che culturale e umana). Linux è un progetto globalista e globalizzato, non dimentichiamocelo.
Se non ci fosse l'Unione Europea con il suo mercato unico, il suo scudo legislativo-giudiziario (manca purtroppo quello militare), e il suo potere contrattuale saremmo già stati spazzati via dalle cartine, o avremmo fatto la fine del
Lesotho.
Quindi? Ancora a pensare alle beghe regioni vs stato centrale? Che, siamo negli anni 90? C'era un partito (che non nominerò cosi siamo tutti felici) che voleva la secessione, gli è andata male. Nemmeno la gente del nord (la maggioranza) vuole diventare uno stato sovrano separato. Il risultato è un decentramento pastrocchiato che non fa altro che aumentare le disuguaglianze tra un mezzogiorno arretrato da 2 secoli, un settentrione dove comunque non sono tutte rose e fiori e in gran parte si gode ancora della rendita prodotta dalla rivoluzione industriale e un centro che sta lentamente scivolando a sud.
Ho amici e conoscenti in tutta Italia e non è vero che è tutto uguale, ci sono differenze anche consistenti tra varie regioni. Ma la sensazione è di un paese che ha perso la bussola, che sta tornando a frammentarsi e dove gli interessi particolari di certe categorie riescono a imporsi su quelli della maggioranza (di individui atomizzati e incattiviti).
E vorrei concludere comunque che la classe politica non è altro che il riflesso della popolazione (locale, nazionale).
Ho letto che "negli anni 60 c'era più onesta".

Peccato che il limite di emoticons è 5. Era il periodo post bellico di cementificazione incontrollata, che fa sembrare l'attuale inchiesta sulle torri a Milano una barzelletta.
Vabbe, il mio pippone condito di qualunquismo l'ho fatto,
accattatevillo.
