Senbee ha scritto:
Orloch, condivido perfettamente.
Il dio ebraico NON è in contrasto con la scienza, la logica, il razionalismo.
Tra parentesi, si può addirittura essere ebrei e atei al tempo stesso... Proprio perché il concetto di "dio" non è necessario razionalmente.
Anche il dio cristiano di alcune confessioni protestanti non è in contrasto con la razionalità.
Invece, lo è certamente il dio cattolico: o si è cattolici, o si è scienziati. Per essere scienziati cattolici bisogna andare a perdersi nei cavilli della teologia per trovare difficilissime e spesso contortissime argomentazioni per non cadere in contraddizione, e comunque se si parla del cattolicesimo così com'è comunemente sentito dalla stragrande maggioranza dei cattolici, si è in totale contrasto con la scienza (basti pensare alla necessità di credere nella resurrezione effettiva e non simbolica del Cristo).
Però, come dice giustamente crx, il discorso all'inizio di questo thread è più ampio: si parla di fede. Ora, cos'è la fede per un ebreo? E per un buddista?
Per un buddista rispondo io (non sono buddista ma conosco molti buddisti): il concetto di fede è totalmente ininfluente nella religione buddista, o perlomeno nella maggioranza delle sue varianti. È più una filosofia e un insieme di insegnamenti morali, o meglio di consigli. Il buddismo è una religione atea: non c'è dio nel buddismo, e nemmeno dei.
Per l'ebraismo è un po' diverso: non lo conosco bene e vorrei saperne di più, ma mi pare di capire che si basi sostanzialmente sull'appartenenza a un popolo (più culturalmente e storicamente, non geneticamente) e sull'interpretazione della Torah, considerata fonte di rivelazione ma comunque tutt'ora misteriosa e aperta a ogni diversa interpretazione (mi par di capire che il "mestiere" di rabbino sia sostanzialmente quello di continuare a interpretare la Torah, giusto?).
Il discorso "fede" quindi per un buddista è del tutto ininfluente, ma per un ebreo non lo so: cos'è la fede per un ebreo? Che cosa si intende per fede nelle varie scuole rabbiniche?
Quando la religione abbandona gradualmente il suo aspetto sovrannaturale e si concentra su quello antropologico, culturale, filosofico, etico, rituale, comincia a diventare estremamente interessante anche per me.
Dunque parlo da non ebreo ma moltissimo addentro alle cose ebraiche studiando cabala da 18 anni.
Per un ebreo Dio è un fatto, non è questione di fede: o è ateo, o crede in dio consapevolmente: il concetto di fede è tipico cristiano.
Non credo che esista un trattato ebraico sul speranza o sulla fede nel senso cristiano.
Dio per l'ebreo sta lì come un fatto, consapevolmente. Con una consapevolezza di dio simile a quella del buddista sull'illusione del mondo.
Per ciò che riguarda la teologia ebraica molto dipende dalla scuola del rabbino (conservatore, moderno, ultramoderno) comunque sia non esiste il monopolio teologico da parte di un rabbino. Chiaro che esistono esegeti antichi presi più in considerazione e altri meno, come esistono rabbini viventi molto influenti. Ma non esiste un monopolio poichè non esiste una gerarchia, tant'è che nell'ebraismo convivono perfettamente interpretazioni diverse sulla morale e sull'etica: l'ebreo quindi, sentito il, o i rabbini, decide assumendosi la responsabilità delle sue azioni.
Ora sull'interpretazione in senso stretto esistono 7 livelli di significato e comprensione
1 senso letterale
2 comprensione attraverso i commenti
3 comprensione sotto il profilo omiletico e narrativo e comprende entrambi i metodi precedenti: esempio: "Perchè il secondo giorno non è detto che era buono? Perchè non era stata completata l'opera delle acque.
4 parabole e allegorie
nota: i rabbini generalmente si fermano qui non è detto che conoscano la cabala, dipende dalla loro formazione, studi, percorsi di vita.
5 E qui si entra nella cabala: studio della grafia: nella Torah ci sono molte parole scritte in maniera diffettiva o con segni particolari e nessuna bibbia ebraica viene venduta se non perfettamente identica alla tradizione: questo perchè lo studio di queste forme difettive, di questi segni è importantissimo, oltre a essere Parola di Dio e quindi non deve essere cambiata neanche una virgola.
6 studio delle sephiroth e dell'albero della vita: quindi i metodi di esegesi cabalistica: gematria, notariquon, temurah.
7 Il settimo racchiude tutti gli altri: Abulafia non fa menzione del nome: ci dice che è come la ruota che tutto circonda. In realtà il metodo oltre a essere teorico è anche pratico: si chiama Ma'aseh Merkavah, l'Opera del Carro (notare l'allegoria i Abulafia sulla ruota).
Tornando più in tema noterai come è difficile che un ebreo non rispetti i precetti della Pesach (pasqua) anche se vive in maniera moderna, è difficile che non rispetti i precetti alimentari (divieto di mangiare maiale, molluschi, crostacei e di associare alcuni alimenti)
Ha profondo rispetto per la legge mosaica, ma non in maniera annebbiata o confusa, ma in maniera consapevole: dio sta li ed è un fatto. Chiaro che esistono ebrei atei e non c'è contraddizione. Questo perchè la teologia ebraica è completamente diversa e necessita di consapevolezza e non di vaga fede.