fortran77 ha scritto:
Comunque tutte queste spiegazioni non rispondono alla domanda iniziale.
Perché mettere arbitrariamente Dio all'inizio dell'universo? Come si giustifica la cosa? Come scegliere quale dio mettere tra i vari disponibili? Una volta fatto la nostra comprensione dell'universo è migliore? Si tratta solo di una coperta di Linus?
Vorrei che non uno, ma diversi religiosi mi rispondessero argomentando.
Da studioso di ebraismo ti rispondo in una maniera in cui un cattolico non potrà mai fare perchè decadrebbe la sua stessa religione.
1) Non ha senso mettere Dio all'inizio dell'Universo perchè Dio non creò l'universo dal nulla ma da qualcosa di preesistente: Barah, tradotto con creare non significa affatto creare dal nulla, ma nel senso di plasmare. Come lo scultore crea la statua non dal nulla ma dal pezzo informe di marmo.
2) Ovvio che a questo pnto non c'è da giustificare nulla, dato che Dio non è dal principio.
3) In realtà molte forme che volgarmente chiamiamo politeismo non lo sono affatto. L'Ebraismo non fu affatto la prima religione monoteista come spacciato nei manuali scolastici da 4 soldi. L'Induismo non è affatto polisteista è moneteismo. Le varie divinità sono manifestazioni di un unico principio: Brahma. Nessun induista si definirebbe politeista. La religione egizia era lo stesso.
Quindi ogni religione al di la delle divinità di contorno (e anche il cattolicesimo le ha, vedi madonne e santi), l'unica che non ne ha è l'ebraismo. Ora tutti però (o quasi, romani e greci non l'avevano ma non è importante per il ragionamento successivo) avevano l'idea di un Dio unico, cambia il nome, ma le tradizioni sono oltremodo simili in tutte le popolazioni, in tutte, mascherate da dèi differenti, storie differenti troviamo gli stessi principi fondamentali. Addirittura il diluvio universale è presente in tradizioni che non sono mai venute in contatto con la nostra.
Ecco che allora il nome diventa solo una questione di lingua: maniere diverse per dare un nome allo stesso princpio. Allo stesso modo le scarpe diventano zapatos o shoes.
3) La nostra comprensione dell'universo non diventa migliore.
Potrebbe migliorare noi stessi laddove l'idea di dio sia simile a quella buddista: ognuno di noi possiede una scintilla di divinità. Le pratiche buddiste danno risultati oggettivi e misurabili stando al mangiapreti di Oddifreddi. Pratiche che esistono anche nell'ebraismo ma che sono meno conosciute. Quindi non miglioramento della comprensione dell'universo ma miglioramento della comprensione di se stessi che porta ad una maggiore tolleranza e rispetto reciproco. Però questo può benissimo accadere anche senza religione (escluse le pratiche volete al dhyana, dharana e samadhi): la rivoluzione francese e quella americana hanno stabilito una volta per tutte che la morale e l'etica NON sono affatto monopolio della religione.
Qui ho scritto religione e non più Dio. Faccio notare che la religione potrebbe esistere anche senza Dio. Le due cose non sono affatto dipendenti l'una dall'altra.
Questo per far notare come l'idea di Dio come morale è aberrante. La morale cambia. Definire un Dio che cambia a seconda del tempo è definire qualcosa che non è Dio ma un costrutto mentale che non esiste nè potrebbe esistere.
Buono, cattivo, bene, male sono categorie inventate dall'uomo, non certo da Dio.
Dio è Unità. Non può esistere in un concetto che racchiuda in sè il suo contrario. Se fosse così sarebbe 2 e quindi non più Dio.
Quindi sostanzialmente l'idea di Dio non migliora affatto la nostra comprensione dell'universo ma solo quella di noi stessi a patto che la religione lo consenta. Ergo l'idea Dio nel contesto di una religione istituzionalizzata (salvo eccezioni) non consente affatto l'evoluzione interiore laddove Dio venga visto come esterno all'uomo.
4)In definitiva Dio potrebbe essere la coperta di Linus. Questo perchè l'uomo è orgoglioso, troppo orgoglioso. Morire senza un dio significa che la vita stessa non ha scopo al di fuori di se stessa. Mangiare, bere dormire, riprodursi. Per un animale pensante che crede di essere superiore agli altri è impensabile.
Ci DEVE essere qualcosa oltre la morte altrimenti come giustificare il fatto che pensiamo? (così pensano molti credenti). Ecco qual'è errore. L'orgoglio. L'orgoglio di pensare che qualcuno abbia investito il genere umano di una missione: vivere oltre la morte.
E' difficile accettare che dopo non esista nulla, che siamo carne morta e che l'esistenza non abbia nessuno scopo se non sè stessa. E qui il buddismo è ancora una volta una spanna sopra: il buddismo riconosce questa immortalità con la reincarnazione.
Ora lo scopo del buddista è proprio quella di uscire dalla ruota delle incarnazioni e morire totalmente fondendosi con l'universo.
Cioè la morte dell'anima come atto supremo di vita eterna non come identità ma come tutto.
Ma ricordiamoci il buddismo non crede in un Dio che ci ha creati imperfetti e si incazza perchè sbagliamo (Senbee docet) ma lui sa benissimo che questa affermazione non è valida per l'ebraismo che condivide lo stesso libro con il cristianesimo.
Comunque sia ho scritto potrebbe. Potrebbe perchè lo è a seconda della religione.
Io personalmente credo in qualcosa di simile al Dio di Spinoza. Per cui per me, come per il buddista, l'induista, il Jansenista o l'ebreo (l'ebreo può tranquillamente essere ateo), Dio non è affatto la coperta di Linus