dgero83 ha scritto:
@spurughetto
per gli stessi motivi tiri l'acqua quando vai in bagno. non è salutare tenere i residui della digestione a contatto con la persona. La digestione oltre tutto ha anche lei similarità con il compostaggio, digestione da parte di batteri.
Questo ha stuzzicato la mia curiosità....Ecco qualcosa che può far riflettere per quanto riguarda la nostra civiltà:
Tirare la catenella: un gesto responsabile?
Spesso è più facile che questo tema susciti risate piuttosto che riflessione. Eppure è un tema fondamentale, perché riguarda il principale ciclo vitale dell’uomo, quello che più ci connette alla terra, ovvero la nutrizione. Per migliorare l’ambiente è necessario cominciare da se stessi, e prendersi in prima persona la responsabilità dei propri rifiuti è indubbiamente un buon punto di partenza.
Proviamo a seguire il percorso che normalmente fanno i nostri rifiuti. Ne produciamo ogni giorno circa 200 grammi a testa che depositiamo nel gabinetto e, tirando lo sciacquone, li diluiamo con una media di circa 7 litri di acqua potabile per volta. Con il gesto di “tirare la catenella” ci liberiamo apparentemente del problema, ma in realtà perdiamo il controllo sui nostri rifiuti e con il controllo perdiamo anche il potere.
Inoltre abbiamo fatto un vero e proprio miracolo: 200 grammi di feci sono diventate, con l’aggiunta dello sciacquone, 7 chili, ovvero sono aumentate di 35 volte in peso. Consideriamo una popolazione di 50 milioni di abitanti che ogni giorno compiono il gesto di tirare lo sciacquone sporcando 5 litri di acqua: arriviamo a 250 milioni di litri di acqua al giorno, ovvero 250 mila metro cubi.
Ed è solo una frazione della massa di acqua che riversiamo nel sistema, perché ci sono anche gli scarichi di cucina, dell’igiene personale e del lavaggio panni.
Dopo aver tirato la catenella, mandiamo i nostri rifiuti in uno scarico collegato con il sistema fognario, attraverso cui convogliamo il tutto fino a un filtro depuratore, che in teoria dovrebbe renderli innocui dal punto di vista batteriologico,in modo da poterli far defluire in mare o in un corso d’acqua.
Questo in teoria: cioè pensando che alla fine del sistema fognario ci sia un depuratore realmente in grado di trattare tutta la massa di acqua sporca in arrivo, e che sia in grado anche di stoccarla nel periodo in cui è fermo per manutenzione o per guasti.
Quando questo non avviene cosa succede? Dove viviamo noi (per ammissione delle stesse autorità comunali) si arriva a trattare non più del 50% delle acque quando tutto funziona a regime.
In pratica, quindi, depositiamo le nostre feci nei corsi d’acqua – cosa che sicuramente contrasta con il nostro istinto di conservazione della vita e quindi di protezione dell’acqua, che alla vita è essenziale – e aggiungiamo all’impatto ambientale anche il malessere inconscio per aver perso il controllo della situazione.
(b2b)