Tanti auguri
@zeek, brutto delinquente!
Dato che oggi sono tornato dal mare, vi appioppo il pippone.
Devo averlo scritto ancora qui, in questo forum, che quando da ragazzino ho letto “
Le avventure di Tom Sawyer” ho pensato che il libro parlasse di me. A parte la trama, diciamo che per il resto mi ci riconoscevo: il fiume, i compagni di avventure e le situazioni, più o meno piacevoli, che hanno caratterizzato la mia infanzia e parte dell'adolescenza, mi facevano quasi pensare che in fondo quel libro non mi raccontasse nulla di speciale, che non avessi vissuto in prima persona.
I genitori del giorno d'oggi (e mi ci metto anch'io) sono iperprotettivi nei confronti dei figli e spesso mi ritrovo a considerare come impensabile per le mie figlie quello che i miei genitori consideravano quasi normale per me. Mi riferisco alla fiducia che loro riponevano nel valutare il mondo della periferia veneta, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, come scevro di pericoli per i ragazzini o quantomeno credevano fermamente che i rischi fossero poco realistici.
In realtà le cose non stavano esattamente così. In quegli anni le campagne del polesine, della bassa padovana e del veneziano erano gli ambiti preferiti per le scorribande dell'emergente mala del Brenta, che li usava come luoghi di latitanza, di occultamento di refurtiva e di armi. Quegli sperduti e abbandonati casolari del polesine di notte si trasformavano in basi operative dalle quali muovevano le azioni criminali che venivano scatenate in tutto il nord-est. Erano gli anni dei banditi, degli assalti quotidiani ai portavalori, alle ville degli orafi vicentini, agli sportelli periferici delle piccole filiali della banche e degli uffici postali. Quei luoghi, specialmente d'estate, erano quelli preferiti anche dai ragazzini come me, che andavano a pesca, a gironzolare in bicicletta. Era diventato quasi normale per me vedere ad esempio la carcassa di un'auto bruciata mentre un elicottero della polizia sorvolava la campagna, oppure incontrare gente strana su auto di grossa cilindrata con delle facce a dir poco terrificanti. Qualche volta dalla campagna si sentivano dei colpi di pistola che, molto probabilmente, erano esercitazioni di tiro.
Tornando al romanzo di Mark Twain, che sicuramente parlava di me

, diciamo che non mi mancava nemmeno
l'indiano Joe. Proprio così, ce l'avevo anch'io un surrogato di un siffatto personaggio terrificante, che si materializzava in un pregiudicato in soggiorno obbligato che abitava in un appartamento messo a disposizione dal comune, non lontano da casa mia.
Noi ragazzini, anche sentendo quello che raccontavano i grandi circa il suo passato, sulla sua fama avevamo costruito il nostro mostro, ad uso e consumo della nostra smisurata e infantile fantasia. Egli si aggirava per la periferia in sella ad un vecchio motorino. Portava occhiali scuri e dei lunghi baffoni in stile delinquente anni '70. Era alto di statura, magrissimo, con una voce roca. Aveva sempre la sigaretta tra le labbra, non ho mai capito se accesa o spenta. La prima volta che l'ho incontrato in maniera ravvicinata non l'ho più scordata. Mi trovavo al fiume a nuotare assieme a degli amici (all'insaputa dei nostri genitori) e ci stavamo divertendo molto. All'improvviso arrivò sull'argine... sembrava l'anticristo, scese dal motorino e con passo inquietante si avvicinò alla riva togliendosi gli occhiali da sole. Aveva gli occhi da demonio, spalancati; ricordo di aver fatto automaticamente la pipì in acqua, senza accorgermene, tanto era lo spavento. Con una voce stridula, che non sembrava nemmeno la sua, ci ordinò di uscire dall'acqua ma vedendo che nessuno si muoveva, iniziò a sbottonarsi la camicia e a levarsi le scarpe, borbottando minacce di strage. Allora, piano piano, uscimmo dall'acqua convinti che ci avrebbe uccisi tutti. Una volta che fummo tutti in piedi davanti a lui si rimise gli occhiali da sole, si ricompose e schiarendosi la voce ci fece un cazziatone sulla pericolosità di nuotare in quel fiume (Adige) e che se ci avesse visto ancora anche solo ad aggirarci lungo il corso dell'acqua, ci avrebbe fatto a pezzi le biciclette. Detto questo ci intimò di risalire l'argine e di dirigerci verso il paese e guai che qualcuno proferisse parola. Ma non finì lì: dato che ormai ci conosceva tutti al punto di sapere dove ciascuno di noi abitava, la sera stessa fece il giro delle nostre case per avvertire i nostri genitori che ovviamente non sapevano che andavamo al fiume a nuotare. Ecco, questo era il terrificante
indiano Joe. Col tempo ho scoperto che in realtà era sì un bandito con una fedina penale di tutto rispetto, ma in quella sua seconda vita da soggiornato obbligato si era guadagnato l'affetto di quasi tutto il paese.
E con questo ho detto tutto.
Amen.