mcz ha scritto:
Non te la prendere. Sono solo sparate di chi non si rassegna a vedere che ciò in cui ha creduto (e crede ostinatamente tuttora) sia ormai deventata solo spazzatura.
Ti risponderò parafrasando il Marchese del Grillo.
Vedi Franzoso, la differenza è che a te, se ti offendo il tuo punto di vista ti incazzi.
Io mi metto a ridere.
comunque, andando avanti...
De Baimbo ha scritto:
Un po' di pagine fa, e spero di gettare acqua sul fuoco, stavamo parlando dell'esistenza dell'elettrone. Ciò che intendevo dire è che se ad esempio in un mio rivelatore rivelo una particella (particella... diciamo un evento) che ha quella certa massa e quella certa carica dovrò pur dare un nome a questo "ente fisico" no? E che problema c'è a chiamarlo elettrone?
[poi potremmo chiederci: e cos'è la massa? e la carica?]
Premettendo che la massa e la carica sono infatti state oggetto di accese riflessioni da parte da più o meno ogni pensatore e scienziato che si sia mai occupato di qualcosa che pure riguardasse di striscio problemi anche solo lontanamente riguardanti le i due invarianti da te citati, vorrei farti un paragone per cercare di chiarire il senso di quanto dissi, poichè è ciò a cui ti riferisci dicendo che tempo addietro si è parlato del fatto che l'elettrone non esiste.
Ciò che intendevo va interpretato ad esempio come ciò che avviene comunemente per l'ottica (cui parecchio del formalismo della meccanica quantistica non relativistica si rifà).
Parlando di ottica tu racchiudi un campo che a seconda del range di fenomeni che vorrebbe descrivere mostra un eclettica propensione ad assumere varie forme, proprio a livello di impianto teorico.
Tralasciando l'ottica quantistica e tutte le brenche da esse generate e ad essa connesse, pensiamo un attimo all'ottica classica.
L'ottica classica non è la stessa sempre.
Mi spiego.
Se devi descrivere un raggio di luce, ad esempio proveniente dal sole, che produce
riflessione e trasmissione nel punto di passaggio tra due mezzi fisici in cui si propaga (sto parlando ad esempio della superficie dell'acqua in una piscina o in un bicchiere per intenderci) fai ricorso a un'ottica che viene detta lineare.
Tecnicamente parlando non è che sia una teoria a sè stante. È un derivato di un'ottica più ampia e di determinate semplificazioni nelle formule, dovute per esempio al fatto che (solo per fare un esempio lo ripeto) la distanza tra la sorgente luminosa (sole) e bersaglio è così elevata da poter essere tranquillamente approssimata con l'infinito, dove tranquillamente è inteso nel senso che i risultati SPERIMENTABILI differiscono di quantità trascurabili rispetto alle ipotetiche soluzioni esatte, dove ipotetiche invece si intende riferito sia al fatto che si fanno le approssimazioni proprio per semplificare i conti e poter sperare di saperli risolvere sia al fatto che comunque non sarebbe proprio possibile avere una soluzione esatta, a meno di considerarla esatta nel paradigma che si è scelto come esatto (proprio nel senso di scienza "esatta").
Per altre circostanze (per farla breve) si usano altri tipi di ottica.
Ciò che tu chiami elettrone e a cui "sei abituato" è l'elettrone nell'analogo della prima teoria dell'ottica...
Ovvero, è quello che sperimenti sensibilmente in un ambiente che è a te, come a me, quotidiano.
Poi esistono "altri" tipi di elettrone, che sempre elettrone sono, nell'accezione di elettrone più ampia che a noi non è familiare.
Mi riferisco alle svariate situazioni a cui ad esso vadano applicate teorie diverse da quella classica dell'elettrone.
Ovvero nei casi relativistici, quantistici, e quantistici relativistici (ristretti).
Un esempio di questi altri elettroni li hai avuti nelle pagine precedenti.
Detto questo mi fermo, sto svenendo, però se qualcosa non è chiaro chiedi pure.
ciao