manuel.delia ha scritto:bite ha scritto:Il peer review ha dei limiti ma è pur sempre meglio di nulla. Altrimenti si corre il rischio, come in questo caso, che chiunque metta in rete le proprie fantasie e venga creduto.
Ti riferisci a quello che ha scritto LeFou? :-)
Comunque, per quanto mi riguarda, forse sarebbe meglio proprio "il nulla".
La mia opinione ovviamente non conta nulla, ma se hai tempo e voglia dai un'occhiata a cosa ne pensa Richard Smith, ex direttore del BMJ:
http://breast-cancer-research.com/content/12/S4/S13
Ho letto. In parte è condivisibile: c'è, in effetti, il rischio che il peer reviewing abbia l'effetto di ritardare un po' il 'cambio di paradigma' kuhniano. Ritardare soltanto però, non sopprimere, perché se una scoperta o idea è valida, prima o poi si afferma. Gli esempi che Smith porta - Krebs, Berson e Glick - possono anche essere letti al contrario: nonostante questi signori si siano visti in un primo tempo scartare il lavoro, alla fine sono riusciti ad affermarsi.
La soluzione che Smith propone, con le parole di Casati:
'If you and I include this paper in our journals [our personal collections], we are giving it value....When this is done by hundreds of people like us, we're using the selection power of the entire community to value the contribution. Interesting papers will rise above the noise.' This is 'we think' rather than what a few arbitrarily selected reviewers think.
soffre di due gravi difetti: primo, costringe molta gente a perdere molto tempo leggendo sciocchezze; secondo, non tiene conto del fatto che, nella scienza, l'opinione della maggioranza (costituita probabilmente da persone non addentro alla materia) non costituisce verità.
Per quanto riguarda poi l'attribuzione dei finanziamenti, che sono una risorsa molto più limitata delle ore dei lettori, Smith stesso non vede una soluzione migliore.
l3on4rdo ha scritto:Ho dato una prima, veloce, lettura all'articolo. Ovviamente non ho controllato i conti, ma mi viene una domanda.
Grazie per la considerazione, ma decisamente non sono competente per rispondere :-)
Non so se De Aquino risponde alle mail, ma magari se sei interessato potresti provare a fare la domanda direttamente a lui.
l3on4rdo ha scritto:Discorso differente è quello sulle attività estrattive. Anche se non credo che il fracking (che interessa profondità dell'ordine dei metri) possa causare qualcosa alle profondità cui stanno gli epicentri dei vari terremoti.
Su questo argomento faccio "affidamento" su quanto riporta e commenta la D'Orsogna, ovvero un report di Scientific American con titolo "Fracking can cause earthquakes, but so can oil and gas extraction":
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/eppur-si-muove.html
Non ho mai sostenuto che fracking, attività estrattive e, aggiungo, modifiche all'idrogeologia non possano causare terremoti: mi sono limitato a dire che con tutta probabilità non hanno causato
questi terremoti, di ipocentro profondo.