In questo link e spiegato molto bene,
QUI
metto alcuni passi significativi .
Nulla di quello che dichiariamo di voler eliminare viene eliminato e la privacy policy di Facebook non è adeguata ai nostri standard.
un utente che non intende fornire informazioni sensibili su di sé può utilizzare Facebook in maniera discreta, è anche vero che se invia messaggi privati attraverso Facebook e poi li cancella ha il sacrosanto diritto che questi scompaiano (per sempre) dalla faccia della terra.
E invece che succede? Succede che i messaggi, anche quelli che l’utente aveva deciso di eliminare, vengono cancellati sono dal suo account, ma restano in copia nei database.
Cosa fa Facebook senza averne diritto:
conserva i Poke anche dopo la cancellazione da parte dell’utente;
raccoglie informazioni sugli utenti senza che essi ne vengano informati. Quei dati vengono utilizzati per aggiornare i profili degli utenti e costruire profili di non-utenti;
raccoglie dati dall’applicazione iPhone senza informarne gli utenti;
nulla viene davvero cancellato: messaggi, post cancellati, tag, amici, immagini eliminati dall’utente vengono conservati senza il suo consenso.
Va da sé -infatti- che se un utente li cancella desidera che spariscano, non che ne venga conservata una copia nei database del social network;
formulato il consenso alla privacy in maniera vaga, contraddittoria e poco chiara. Se agli USA si applicassero gli standard europei e irlandesi, esso non sarebbe valido. Questo significa il consenso alla privacy policy di Facebook -in Europa- non è legittima;
ha introdotto il riconoscimento facciale in violazione della stessa privacy policy e non può applicarlo senza consenso. Mancano, però, informazioni appropriate e una formula di consenso priva di ambiguità;
non fornisce tutti dati alla richiesta di accesso;
dichiara di non garantire alcun tipo di sicurezza dei dati raccolti, a nessun livello.
consente alle applicazioni utilizzate dagli “amici” di accedere ai dati dell’utente. E non esiste alcuna garanzia che queste applicazioni seguano gli standard di privacy europei;
ospita enormi quantità di dati personali e li elabora per i propri scopi. Sembra che Facebook sia un ottimo esempio di un illecito “eccessivo trattamento dei dati”.
utilizza un sistema opt-out invece di un sistema opt-in, come invece è richiesto dal diritto europeo;
utilizza le azioni che l’utente compie attraverso il pulsante Like per tenere traccia delle sue attività sul web.
imposta la privacy sulle foto in modo da regolare chi è autorizzato a vedere il link a una foto. Ma la foto in sé e per sé è “pubblica” su Internet. Questo rende più semplice aggirare le impostazioni.
consente che gli utenti vengano aggiunti ai gruppi senza il loro consenso, questo significa che un utente può trovarsi all’interno di un gruppo che potrebbe dare un’immagine falsata della sua persona;
modifica la privacy policy di continuo, e gli utenti non vengono propriamente informati, né chiede loro di esprimere il consenso alle nuove versioni della policy.
Sulla base di queste informazioni, ottenute per mezzo della ricerca del ventiquattrenne Max Schrems, è stato creata l’organizzazione Europe vs Facebook, la quale intende chiedere conto al social network di tutte queste storture e che, stando al Times irlandese, è riuscito a utilizzare la sua ricerca per forzare una indagine sulla privacy di Facebook a opera del il Data Protection Commissioner.