Quando i miei studenti mi chiedono perché il Deitel è un pessimo libro, di solito rispondo con una domanda: "Quanti altri libri sul linguaggio C hai letto, oltre a quello?". La risposta, in genere, varia tra uno e due. Al che faccio presente che io, invece, li ho letti
tutti, incluse alcune bozze che non sono mai andate in stampa. Il che chiude la discussione, poiché i miei allievi (laureati e addottorati neoassunti in una multinazionale) sono già stati ampiamente resi edotti delle mie credenziali: programmo in C ininterrottamente dal 1984, usando tale linguaggio ho progettato e scritto (tra l'altro) cross compiler, parser, librerie, driver e RTOS, eccetera. Dunque, senza ombra di dubbio, so di cosa sto parlando.

Tuttavia, nonostante l'argomento sia già stato approfonditamente affrontato più e più volte in numerosi forum, non mi limiterò a liquidare la questione con una battuta ovvero facendo appello al principio di autorità "
ad verecundiam".
Testi come il Deitel risultano fuorvianti e farraginosi: al di là degli errori (comunque presenti, e spesso non corretti nel tempo nonostante si tratti dell'unico manuale sul linguaggio C giunto addirittura alla settima edizione), il problema enorme sono le omissioni, le semplificazioni indebite, le misconcenzioni ed il pessimo stile di codifica, contrario alle principali norme di stile, anche elementari (es. MISRA/C 2012). Anche le varie nozioni "di approfondimento" sono spesso incomplete, discutibili, mal formulate o semplicemente errate nella generalità dei casi.
In molti paragrafi tale testo ricorda da vicino lo stile delle peggiori voci di wikipedia, quelle nelle quali ad esempio gli estensori (in genere qualche fanatico esuberante e turibolante) riescono mirabilmente a girare a vuoto per decine e decine di righe parlando di vita e carriera di una tale attrice o presentatrice lesbica e notissima attivista per i diritti omosessuali, che di tali battaglie ha fatto il perno centrale della sua presenza pubblica e della sua carriera, senza fare neppure la minima menzione di questi fatti (che in qualunque altra esposizione fatta da esseri senzienti troviamo squadernati non oltre la seconda riga)... ovvero, i fatti fondamentali ridotti a note a piè di pagina, o affogati in un contesto inutilmente verboso e farraginoso.
Allo stesso modo, il Deitel non coglie quasi mai nel segno nella esposizione dei concetti fondamentali del linguaggio e dei compilatori, in nome di una malintesa "chiarezza" che lascia il lettore pericolosamente illuso di aver compreso e crea un sostrato di misconcezioni perfino difficile in seguito da rimuovere, in aula, quando si trattano applicazioni di grandissima delicatezza come l'uso del inguaggio C in sistemi critici e in tempo reale (che è appunto l'oggetto dei miei insegnamenti). Confrontato con i testi di
questa bibliografia, il Deitel rivela immancabilmente le sue magagne e la sua inefficacia nella profonda comprensione del linguaggio nella sua unicità.
Nella mia lunga esperienza, chi ha studiato il linguaggio prevalentemente o solo sul Deitel manifesta invariabilmente problemi in aula e a livello applicativo, in quasi ogni contesto non banale di uso del linguaggio.