1) se non si fosse limitato si ricadrebbe nel tuo dilemma precedente: dio saprebbe fin da prima le tue scelte e dunque non saresti libero. Egli come atto d'amore si limita affinchè tu possa essere libero e capace di autodeterminazione.crx ha scritto:Io vedo che qualcuno ci aveva già pensato (certo non credevo di essere io il primo, ma non avevo mai trovato nessun riferimento al riguardo. E di questo ti ringrazio).Come vedi le tue domande derivano dalla concezione patristica ecclesiastica e non dalle Scritture.
Però allora ho comunque qualche dubbio.
1)Direi che è errato, se si è autolimitato. Avrebbe potuto fare di più, non limitandosi. Ci ha regalato il libero arbitrio e l'olocausto. uhm...Dio non ha più nulla da dare: ora tocca all’uomo dare
2) allora torniamo al noto dilemma di senbee:Ma soprattutto: che senso ha essere perfetti, creare un essere imperfetto e poi incazzarsi di brutto quando questo sbaglia?Si, ho letto cose di questo tipo. Sarò limitato, ma proprio non le capisco. Che vuol dire che non ha collocazione temporale? Ma forse il problema è solo mio.Dio non ha collocazione temporale. Prima, dopo.. non esistono.
Ma siamo sicuri che sia poi così fuori dal tempo? Che lasci l'uomo assolutamente libero?
Proprio il testo citato da orloch è contraddittorio, secondo me.
La bibbia è piena (soprattutto l'antico testamento) di interventi di Dio sulle vicende fin troppo quotidiane degli uomini. Dal portare il suo popolo fuori dall'Egitto, a farlo stare quarant'anni nel deserto, ad uccidere 42 bambini (sic!) perché davano del pelato a un prete pelato!! Poi permette Aushwitz???
A me suona proprio male...
2) E dove sta scritto che si incazza? Aridaglie con l'esegesi patristica e clericale... il dio degli ebrei non è così incazzoso come puoi ben constatare in qualsiasi sito ebraico, non avrebbe senso come sostiene senbee
Se dio ha lasciato il mondo ad essere imperfetti vuol dire che si è affidato a noi, cioè ha fatto il maggior atto d'amore possibile. Rinunciare a godersi l'infinito per proclamare se stesso come finito e quindi non onnipotente..
cito:
La bontà di Dio si è rivelata nella creazione del mondo e nella stipulazione di un patto salvifico con gli uomini. L’onnipotenza si è svelata nei grandi eventi della storia sacra, come l’esodo e la conquista della terra promessa. La comprensibilità di Dio (seppur limitata) si è rivelata con l’invio dei profeti e dei comandamenti.
Sulla non collocazione temporale che non ho scritto io e che è smentita dalle scritture stesse: dio si è voluto collocare nel tempo.
cito da http://www.uniurb.it/Filosofia/bibliogr ... o_dio.html
"Ma il nuovo mito di Jonas va ben oltre tale concezione, infatti lui propone l’immagine di un «Dio sofferente e diveniente» assieme al mondo, cioè un Dio Creatore «temporalizzato», che anziché possedere un’essenza perfetta destinata a restare identica nell’eternità, si cala nel tempo. Dio ha deciso di affidarsi totalmente al «gioco d’azzardo» divenire cosmico, della lotta tra bene e male, che si origina dalla comparsa dell’uomo sulla terra. Così il destino dell’uomo e del mondo si trasforma nel destino di Dio stesso".
L'atto d'amore supremo è dunque lasciare che il destino del creatore sia in mano alla sua creatura.
Non è contraddittorio dato proprio il contrario: dio entra nel tempo.
Riguardo agli interventi di dio.
cito:
"La bontà di Dio si è rivelata nella creazione del mondo e nella stipulazione di un patto salvifico con gli uomini. L’onnipotenza si è svelata nei grandi eventi della storia sacra, come l’esodo e la conquista della terra promessa. La comprensibilità di Dio (seppur limitata) si è rivelata con l’invio dei profeti e dei comandamenti".
Quindi: a volte dio è intervenuto per dare i comandamenti, cioè un'indicazione: sei libero di rispettarli o no.
Poi l'esodo, che attenzione cosa volutamente spesso cancellata dalla storia contiene 2 patti: il primo fu violato creando il vitello d'oro, aspetto che non sempre conosciamo perchè mosè ruppe le tavole, il secondo patto sono i dieci comandamenti. Che dio avesse in serbo altro di diverso solo che l'uomo non era pronto? Chissà...
I profeti sono intervenuti per sostenere il popolo d'Israele e predicare la parola quando a) il popolo stava deviando dall'insegnamento diventando politeista (vedi ad esempio nel I libro dei re 18,40 la storia di Elia contro i sacerdoti di baal) b) quando era esiliato in babilonia e necessitava di sostegno morale.





