Bellissima....l3on4rdo ha scritto: liberissimo, ma se fossi in te mi liberei delle categorie e di tutto il dolore che si portano appresso.
E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
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tonywhite
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
mcz grazie delle informazioni! Potrei sembrare scettico, ma vorrei fare un paio di domande

2 - Nessuno vieta ad un genio di sparare cazzate "geniali"
Si è scoperto che il cervello memorizza i dati nello stesso modo in cui viene memorizzato un ologramma. Per questo motivo l'universo non è altro che un ologramma? Non mi pare un'associazione ovvia.mcz ha scritto: Karl Pribram
Descrivendo la teoria di Bohm, quella che suggerisce che la realtà che ci circonda non sia altro che un ologramma, avevo accennato a Karl Pribram.
Indipendentemente da Bohm, anche Karl H. Prinbram, professore di psicologia e psichiatria in diverse università, arrivò alla stessa conclusione (ologramma). Tutta una serie di studi sul cervello dei topi fatta negli anni '20 aveva mostrato come la memoria non fosse localizzata in parti specifiche del cervello, ma erano 'disperse' in tutta la sua estensione. Qualsiasi parte del cervello venisse asportata, infatti, i ricordi restavano integri. Nessuno era in grado di spiegare il fenomeno fin quando Pribram pensò di applicare a questo campo i convetti dell'olografia.
Secondo lui i ricordi non sono immagazzinati nei neuroni o in singoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano in tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica.
Questo spiegherebbe sia come il cervello possa contenere un numero così alto di informazionei (10 miliardi), sia come riesca ad estrarre l'informazione cercata in un tempo piccolissimo.
Ora la salamandra ha i ricordi di 2 cervelli?mcz ha scritto: Paul Pietsch, critico verso la teoria olografica della mente, provò a confutarla. Per fare questo, avendo notato che le salamandre hanno la capacità di rigenerere nervi e tessuto nervoso, pensò bene di scambiare tra loro parti del cervello di una salamandra con part del cervello di un'altra. Pensava così di osservare gravi disfunzioni o comportamenti anomali. Fu invece molto sorpreso nel constatare che le salamandre si comportavano esattamente come prima (Shufflebrain).
Ovvio, non siamo dei sistemi chiusi.mcz ha scritto: La teoria di Pribram fu confermata da una serie impressionante di dati scientifici ed è ormai condivisa da molti neurofisiologici.
Uno di questi, l'italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio. É stato trovato che ognuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più amplia di quanto comunemente pensato. Ad esempio, il nostro sistema visivo è sensibile anche alle frequenze sonore e persino le nostre cellule sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise (Holophonic Sound, What is Holophoinic Sound', Introduzione all'Olofonia e Olofonia: Esempi & Demo).
A questo ci ero arrivato tranquillamente dopo aver visto il film Matrixmcz ha scritto: Ma l'aspetto più interessante della teoria di Pribram è quello che scaturisce unendola alla teoria di Bohm.Se la concretezza del mondo non è altro che un turbine olografico di frequenza e lo stesso cervello è un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in stimoli sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva?
Nulla! La realtà oggettiva semplicemente non esiste. Il mondo materiale è un'illusione. Noi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico. Niente di più falso. Noi in realtà siamo una specie di 'ricevitori' che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che estraiamo lo trasformiamo in realtà fisica: uno dei miliardi di mondi esistenti nel super-ologramma.
Come abbiamo visto questo nuovo concetto di realtà è stato accolto da molti scienziati con scetticismo, ma da altri con entusiasmo. Un piccolo, ma crescente drappello di ricercatori è oggi convinto che si tratti del più accurato modello di realtà sino ad oggi mai raggiunto.
In un Universo in cui le menti individuali sono in realtà elementi indivisibili di uno stesso ologramma e tutto è infinitamente connesso, anche i fenomeni cosiddetti 'paranormali' trovano spiegazione.
l paradigma olografico presenta implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure, come la biologia. Keith Floyd (Of Time and the Mind), uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come "fisico".
Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la "visualizzazione" risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la "realtà".
1 - Se un paradosso è spiegato tramite una teoria, non vedo come questo paradosso possa essere spiegato in modo convincente se tale teoria rimane tale. Però mi affascina ed aspetto ulteriori sviluppi. La terra non è piatta.mcz ha scritto: Potrebbe sembrare una teoria assurda da non prendere nemmeno in considerazione.
Non è esattamente così. A parte che la teoria nasce per spiegare i paradossi della Fisica Quantica1 (che esistono e sono sperimentati), i fautori di questa teoria sono personaggi di grosso calibro e vantano grossi successi nelle loro ricerche2.
Ricordo che tra loro vi è Roger Penrose, il creatore della teoria dei buchi neri, Bernard D'Espagnat, e Brian Josephson, premio Nobel nel 1973. Lo stesso Pribram è legato a scoperte importanti sul funzionamento del cervello. Si deve a lui la comprensione del ruolo dei gangli basali nell'organizzazione delle emozioni e delle motivazioni. E sempre lui ha scoperto i sistemi sensoriali dell'area cerebrale chiamata corteccia associativa sensoriale (detta anche corteccia cerebrale posteriore, o corteccia di associazione), ed ha indicato come questi sistemi funzionino per organizzare le scelte che facciamo fra gli stimoli sensoriali, e non solo per il rilevamento degli stimoli stessi.
Per chi sa l'inglese, segnalo due filmati:
Holographic Universe (Part 1 of 2 ) its all illusion.
Holographic Universe ( Part 2 0f 2 ) its all illusion
2 - Nessuno vieta ad un genio di sparare cazzate "geniali"
Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le [ rimosso dallo staff ]
Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
La teoria di Bohm e quella di Pribram sono indipendenti. Quella di Bohm cerca di spiegare come mai due particelle, a qualsiasi distanza tra loro, si comportino come un tutt'uno. Quella di Pribram viene dopo ed è legata agli studi sul cervello.Si è scoperto che il cervello memorizza i dati nello stesso modo in cui viene memorizzato un ologramma. Per questo motivo l'universo non è altro che un ologramma? Non mi pare un'associazione ovvia.
Non ne ho la più pallida ide. Il sadico si è divertito a fare a pezzetti i cervelli di diverse salamandre e pi a ricomporli nel cranio di ciascuna avendo cura di mischiare i vari pezzi, in modo che ognuna avesse parti del cervello delle altre. Ad una trapiantò l'intero cervello. Pensava così di ottenere salamandre schizofreniche (col che avrebbe distrutto la teoria di Pribram). Invece si ritrovò delle salamandre assolutamente normali. Ognuna con il suo tipico comportamento di prima della operazione (io almeno l'ho capita così, anche se il racconto di tale macelleria mi faceva un po' schifo).Ora la salamandra ha i ricordi di 2 cervelli?
1 - Tutte le teorie sono in attesa di essere smentite. E spesso accade.1 - Se un paradosso è spiegato tramite una teoria, non vedo come questo paradosso possa essere spiegato in modo convincente se tale teoria rimane tale. Però mi affascina ed aspetto ulteriori sviluppi. La terra non è piatta.
2 - Nessuno vieta ad un genio di sparare cazzate "geniali"
2 - Che un genio spari c****** "geniali" è possibile. Che due geni sparino la stessa c****** "geniale" è poco probabile; che tre geni sparino la stessa c****** "geniale" è ancora meno probabile; e così via...
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
...e neanche scodella...La terra non è piatta.
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
@ tonywhite
Un genio spara SEMPRE (e solo) "cazz*** " geniali.
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
l3on4rdo ha scritto:...e neanche scodella...La terra non è piatta.
...la solita minestra.
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l3on4rdo
Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
stai lontano dalla finestra

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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
Cavolo! Questa è... GENIALE!derMarquis ha scritto:
@ tonywhite
Un genio spara SEMPRE (e solo) "cazz*** " geniali.
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Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le [ rimosso dallo staff ]
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
tonywhite ha scritto:Cavolo! Questa è... GENIALE!derMarquis ha scritto:
@ tonywhite
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(rotfl) (rotfl) (rotfl)
Meglio geniali che genitali !!!
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
L'interpretazione di Copenhagen
Negli anni '20 alcuni scienziati ipotizzarono che gli oggetti quantistici si trovano in certi stati che NON sono definiti oggettivamente: le caratteristiche reali ed oggettive sono definite solo quando vengono misurate, e quindi sono "create" in parte dall'osservatore.
Le reazioni a tale interpretazione furono subito numerose ed energiche, e misero a confronto le convinzioni di grandissimi scienziati, come Einstein (che riteneva che la meccanica quantistica fosse incompleta o comunque inaccettabile in questa forma) e come Bohr (che sosteneva invece la validità della teoria in questione).
Lo stesso Bohr, comunque, volle subito eliminare la figura di un osservatore cosciente, troppo scomoda per una scienza ritenuta puramente oggettiva.
Tale iniziativa si rese necessaria anche per la critica rivolta da Schrödinger con il suo scherzoso "paradosso del gatto" (per inciso, è singolare che Schrödinger assumesse una posizione critica verso la necessità di un "soggetto cosciente" nella teoria quantistica, mentre invece nelle sue considerazioni filosofiche egli considerava l'intero universo come un "prodotto del pensiero"!).
Nacque così la cosiddetta "interpretazione di Copenaghen" della meccanica quantistica, che prese il nome dalla città di Bohr, in cui operavano anche altri importantissimi scienziati come Heisenberg, Pauli, Born. Tutti questi fisici sono considerati i fondatori della meccanica quantistica insieme a Planck, allo stesso Einstein (che poi prese le distanze da tale teoria), a De Broglie, Schrödinger e Dirac.
Secondo l'interpretazione di Copenaghen, è vero che la realtà quantistica esiste in uno stato indefinito e "non-oggettivo", ma non per questo è necessaria la figura di un osservatore cosciente: è sufficiente che avvenga una "reazione termodinamica irreversibile" affinché lo stato non oggettivo diventi uno stato oggettivo: per esempio un elettrone, per poter essere riscontrato in un rivelatore, deve avere una "reazione termodinamica irreversibile" col rivelatore stesso, e tale reazione è sufficiente a rivelarlo nel "mondo oggettivo" della fisica classica senza necessità di un soggetto cosciente che se ne accorga.
Così, nacque anche l'interpretazione "operativa" del principio di indeterminazione: per poter misurare una caratteristica di un oggetto fisico, occorre necessariamente interagire con esso, e questa interazione "perturba" inevitabilmente lo stato originario, creando appunto la piccola "indeterminazione". In questo modo, secondo gli scienziati di Copenaghen, si ottiene un'interpretazione del tutto ragionevole ed accettabile.
In realtà questo non spiega il "mistero" della non-oggettività degli oggetti quantistici prima della misura (e tale non-oggettività è strettamente necessaria per la coerenza della teoria con gli esperimenti e crea degli incredibili paradossi).
Inoltre l'espediente di Copenaghen, nato al puro scopo di eliminare la figura del soggetto cosciente dalla teoria, si scontra con varie difficoltà. Anzitutto sembra contraddittorio che l'esistenza del mondo microscopico, cioè subatomico, debba dipendere da eventi "macroscopici" nell'ambito della fisica classica, quando invece è il mondo macroscopico ad essere costituito da un insieme di eventi microscopici! Inoltre recentemente il gruppo di R.Chiao, dell'Università di Berkeley, ha dimostrato che il "collasso della funzione d'onda" non è necessariamente irreversibile come credevano gli scienziati di Copenaghen.
Nonostante ciò questa interpretazione resta la preferita, soprattutto da parte di tutti quegli scienziati che non partecipano attivamente alla ricerca nel campo della fisica quantica.
Negli anni '20 alcuni scienziati ipotizzarono che gli oggetti quantistici si trovano in certi stati che NON sono definiti oggettivamente: le caratteristiche reali ed oggettive sono definite solo quando vengono misurate, e quindi sono "create" in parte dall'osservatore.
Le reazioni a tale interpretazione furono subito numerose ed energiche, e misero a confronto le convinzioni di grandissimi scienziati, come Einstein (che riteneva che la meccanica quantistica fosse incompleta o comunque inaccettabile in questa forma) e come Bohr (che sosteneva invece la validità della teoria in questione).
Lo stesso Bohr, comunque, volle subito eliminare la figura di un osservatore cosciente, troppo scomoda per una scienza ritenuta puramente oggettiva.
Tale iniziativa si rese necessaria anche per la critica rivolta da Schrödinger con il suo scherzoso "paradosso del gatto" (per inciso, è singolare che Schrödinger assumesse una posizione critica verso la necessità di un "soggetto cosciente" nella teoria quantistica, mentre invece nelle sue considerazioni filosofiche egli considerava l'intero universo come un "prodotto del pensiero"!).
Nacque così la cosiddetta "interpretazione di Copenaghen" della meccanica quantistica, che prese il nome dalla città di Bohr, in cui operavano anche altri importantissimi scienziati come Heisenberg, Pauli, Born. Tutti questi fisici sono considerati i fondatori della meccanica quantistica insieme a Planck, allo stesso Einstein (che poi prese le distanze da tale teoria), a De Broglie, Schrödinger e Dirac.
Secondo l'interpretazione di Copenaghen, è vero che la realtà quantistica esiste in uno stato indefinito e "non-oggettivo", ma non per questo è necessaria la figura di un osservatore cosciente: è sufficiente che avvenga una "reazione termodinamica irreversibile" affinché lo stato non oggettivo diventi uno stato oggettivo: per esempio un elettrone, per poter essere riscontrato in un rivelatore, deve avere una "reazione termodinamica irreversibile" col rivelatore stesso, e tale reazione è sufficiente a rivelarlo nel "mondo oggettivo" della fisica classica senza necessità di un soggetto cosciente che se ne accorga.
Così, nacque anche l'interpretazione "operativa" del principio di indeterminazione: per poter misurare una caratteristica di un oggetto fisico, occorre necessariamente interagire con esso, e questa interazione "perturba" inevitabilmente lo stato originario, creando appunto la piccola "indeterminazione". In questo modo, secondo gli scienziati di Copenaghen, si ottiene un'interpretazione del tutto ragionevole ed accettabile.
In realtà questo non spiega il "mistero" della non-oggettività degli oggetti quantistici prima della misura (e tale non-oggettività è strettamente necessaria per la coerenza della teoria con gli esperimenti e crea degli incredibili paradossi).
Inoltre l'espediente di Copenaghen, nato al puro scopo di eliminare la figura del soggetto cosciente dalla teoria, si scontra con varie difficoltà. Anzitutto sembra contraddittorio che l'esistenza del mondo microscopico, cioè subatomico, debba dipendere da eventi "macroscopici" nell'ambito della fisica classica, quando invece è il mondo macroscopico ad essere costituito da un insieme di eventi microscopici! Inoltre recentemente il gruppo di R.Chiao, dell'Università di Berkeley, ha dimostrato che il "collasso della funzione d'onda" non è necessariamente irreversibile come credevano gli scienziati di Copenaghen.
Nonostante ciò questa interpretazione resta la preferita, soprattutto da parte di tutti quegli scienziati che non partecipano attivamente alla ricerca nel campo della fisica quantica.
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
Insomma.... sta robina piccola, piccola non si può vedere perchè qualsiasi cosa facciamo per osservarla ne andiamo a mutare le condizioni.
L'unica cosa che riusciamo a fare è stuzzicarla e vedere come reagisce?
Da questo la "funzione d'onda"?
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Da questo la "funzione d'onda"?
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
Non tanto perché andiamo a mutare il suo "essere" quando interveniamo anche da semplici "spettatori" quanto piuttosto perché non ha "forma".
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
E io che ho detto?derMarquis ha scritto: Non tanto perché andiamo a mutare il suo "essere" quando interveniamo anche da semplici "spettatori"
Posso fare una piccola correzione da super-super profano?derMarquis ha scritto: non ha "forma".
Non CONOSCIAMO la sua forma.
Ultima modifica di pieddu il martedì 1 settembre 2009, 14:05, modificato 1 volta in totale.
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
pieddu ha scritto:E io che ho detto?derMarquis ha scritto: Non tanto perché andiamo a mutare il suo "essere" quando interveniamo anche da semplici "spettatori"
Non scrissi la prima parte per "correggere" quello che tu scrivesti.
pieddu ha scritto:Posso fare una piccola correzione da super-super profano?derMarquis ha scritto: non ha "forma".
Non CONOSCIAMO la sua forma.
Touché.
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
Scusa la precisazione, ma prima si è detto "l'elettrone non esiste", poi "non ha forma" inoltre mi è stato giustamente consigliato di abbandonare cataloghi e vecchi schemi, ma noi, bene o male stiamo cercando di capire per catalogare.....
Quindi va bene abbandonare i vecchi schemi, ma un minimo di "linguaggio" ci serve comunque..... :-X
Quindi va bene abbandonare i vecchi schemi, ma un minimo di "linguaggio" ci serve comunque..... :-X
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
No... non serve che ti scusi, almeno non con me... non serve davvero... esiste un "qualcosa" che noi chiamiamo elettrone ma di cui non conosciamo la "forma".
A ogni modo, senza trovare io "scuse", il mio dire, anzi affermare "l'elettrone non ha 'forma' " stava per "l'elettrone non ha forma perché (forse?!?!?!?) ) non possiede la 'forma' così come noi la conosciamo".
A ogni modo, senza trovare io "scuse", il mio dire, anzi affermare "l'elettrone non ha 'forma' " stava per "l'elettrone non ha forma perché (forse?!?!?!?) ) non possiede la 'forma' così come noi la conosciamo".
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
Credo di aver capito, comunque.... ho un ottimo "consulente" a lavoro con me.
Dice che, per esempio, per osservarlo bisogna che venga "colpito" dalla luce, che già ne cambia lo stato. Quindi ogni tentativo di osservazione "tradizionale" non può essere fatto.
Insomma.... un tipo alquanto "piccoso" st'elettrone, che appena gli dici qualcosa, si altera......
Dice che, per esempio, per osservarlo bisogna che venga "colpito" dalla luce, che già ne cambia lo stato. Quindi ogni tentativo di osservazione "tradizionale" non può essere fatto.
Insomma.... un tipo alquanto "piccoso" st'elettrone, che appena gli dici qualcosa, si altera......
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
Si "altera" in ogni caso poiché non è mica "indifferente" a TUTTO ciò che gli sta attorno!!!
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Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
Ok, quindi non si possono fare osservazioni tradizionali, ma altre prove....derMarquis ha scritto:Si "altera" in ogni caso poiché non è mica "indifferente" a TUTTO ciò che gli sta attorno!!!
Si spara attraverso una fenditura, per esempio.... come dicevamo precedentemente.
Re: E del teorema di Bell? (fenomeni "telepatici" delle particelle)
L'esperimento di Mandel
All'inizio degli anni '90 Mandel dell'Università di Rochester ed i suoi collaboratori hanno compiuto un esperimento straordinario, che mostra come sia sufficiente qualcosa di molto più evanescente di una misurazione per far cambiare lo stato fisico di un sistema: è sufficiente la conoscenza potenziale che possiamo avere di tale sistema!
Magia?
No, fisica contemporanea.
Horgan, nel suo articolo su Le Scienze n.289, riporta il commento scherzoso dei fisici Jaynes e Scully, che hanno parlato addirittura di "negromanzia medievale" a proposito di questi esperimenti. Lo stesso Horgan parla di "fotoni psichici" e si ricollega alla filosofia del celebre vescovo Berkeley (secolo XVIII), che può essere definita un "empirismo idealistico".
Berkeley affermò "Esse est percipi", ovvero "esistere è essere percepito". Berkeley intendeva dire che l'esistenza di una qualsiasi entità in natura può essere solo testimoniata da una percezione cosciente, per cui tutta la realtà può essere ridotta ad atti di consapevolezza, ovvero a idee, senza che sia necessario che la materia esista oggettivamente!
Ma torniamo agli aspetti pratici e vediamo l'esperimento di Mandel.
Anzitutto ricreiamo una situazione simile a quella del fotone che transita attraverso le due fenditure, ma per mezzo di un dispositivo diverso, cioè uno specchio semi-riflettente (detto anche divisore di fascio): esso trasmette la luce al 50%, ovvero solo metà dell'intensità luminosa riuscirà ad attraversare lo specchio, mentre l'altra metà sarà riflessa.
Analizzando i singoli fotoni, in una descrizione tradizionale diremmo che la probabilità che un fotone attraversi lo specchio (invece di essere riflesso) è del 50%. Se consideriamo 100 fotoni, secondo la logica convenzionale ci aspettiamo statisticamente che circa 50 fotoni attraversino lo specchio, mentre gli altri 50 vengano riflessi: il fascio iniziale di 100 fotoni quindi sarà diviso in due fasci diversi che percorrono cammini diversi. Questo però è vero solo se abbiamo modo di rivelare esplicitamente i singoli fotoni, altrimenti dobbiamo ammettere che ciascun fotone si troverà in uno strano "stato di sovrapposizione", cioè al 50% attraverserà lo specchio ed al 50% sarà riflesso. In altre parole, il percorso di ciascun fotone sarà indefinito, poiché "per metà" passerà attraverso lo specchio e "per l'altra metà" verrà riflesso, sebbene esso sia indivisibile!
Se noi non misuriamo esplicitamente il percorso seguito dal fotone e facciamo incidere i due percorsi potenziali su uno schermo, otterremo la solita figura di interferenza: ovvero il fotone (pur rimanendo una particella singola) passerà da entrambi i percorsi e alla fine produrrà interferenza con se stesso. Fin qui avviene ciò che abbiamo visto nell'esperimento di Wheeler, anche se stavolta il misterioso sdoppiamento del singolo fotone non è causato dalle due fenditure bensì dallo specchio semi-riflettente.
Come si vede nella figura, il laser (1) emette un fotone, lo specchio semi-riflettente (2) "divide" il fotone in due parti fantasma, e ciascuno delle due parti fantasma percorre un percorso diverso (3 e 4). Gli specchi nei punti 3 e 4 sono "normali" (non semi-riflettenti) e servono solo a indirizzare in maniera opportuna i due percorsi.

Schema dell'incredibile esperimento di Mandel
Su ciascun percorso vi è un "convertitore verso le basse frequenze". Ciascun convertitore (5 e 6) divide il proprio fotone fantasma in due fotoni gemelli di energia dimezzata. Uno viene chiamato "fotone segnale" ed è indicato con S, mentre l'altro viene chiamato "fotone ausiliario" ed è indicato con A. Infine, i due percorsi S vengono rivelati sullo schermo (9), mentre i due percorsi A vengono indirizzati sul rivelatore ausiliario (8). In realtà, per ragioni tecniche, il sistema realmente usato dall'equipe di Mandel è leggermente più complicato, ma è concettualmente equivalente a quello appena descritto.
Vediamo allora come funziona l'intero sistema: il laser (1) spara un singolo fotone alla volta che incide sullo specchio semi-riflettente (2). Poiché noi non misuriamo quale percorso viene effettuato dal fotone, esso fantomaticamente passa da entrambi i percorsi (3 e 4), e nei convertitori 5 e 6 il fotone fantasma viene diviso in due fotoni gemelli di energia dimezzata. Alla fine, i due percorsi "segnale" (indicati con S) incidono sullo schermo (9) dove il fotone S farà interferenza con se stesso (cioè con l'altra parte di se stesso passato dall'altro percorso). In seguito dal laser spareremo altri fotoni, uno alla volta, ed alla fine come risultato vedremo una chiara figura di interferenza sullo schermo (9).
La situazione è simile a quella dell'esperimento con le due fenditure e l'unica differenza è che qui la situazione è "raddoppiata" (grazie ai convertitori 5 e 6), cioè abbiamo anche i due percorsi "ausiliari" (indicati con A), per cui, ogni volta che un fotone colpirà lo schermo (9), contemporaneamente riscontreremo l'arrivo di un fotone anche sul rivelatore ausiliario (8), ovvero registreremo una cosiddetta "coincidenza". In quest'analisi abbiamo presupposto che non vi sia ancora un ostacolo nel punto 7, che si trova sul percorso di uno dei fasci ausiliari.
Benissimo: ora viene il bello. Vediamo che cosa succede se si inserisce appunto un ostacolo nel punto 7. Una volta che i percorsi sono stati divisi, ci aspettiamo che essi siano indipendenti: perciò l'ostacolo nel punto 7 non dovrebbe alterare la figura di interferenza nello schermo (9) poiché il punto 7 si trova su un altro percorso, che porta al rivelatore ausiliario (8) e non allo schermo (9).
Ma se inseriamo l'ostacolo nel punto 7, interrompendo così il percorso di un fascio ausiliario, la figura di interferenza dei fasci segnale nello schermo (9) scompare! Eppure non abbiamo effettuato misure sui fasci segnale (che finiscono sullo schermo, 9), ma solo su un fascio ausiliario (che finisce nel rivelatore, 8)! Anche se allontaniamo moltissimo i due fasci (A e S) tra di loro, quando operiamo sui fasci A incredibilmente produciamo un'influenza sui fasci S, che contraddice la località di Einstein.
Com'è possibile? Che cos'è cambiato rispetto al caso precedente quando non vi era un ostacolo nel punto 7? È cambiata la "conoscenza potenziale" che abbiamo sui fasci segnale: poiché il percorso che passa dall'ostacolo 7 è interrotto, quando riveliamo un fotone sul rivelatore degli ausiliari (8) esso deve provenire necessariamente dal percorso che passa per lo specchio 3 (non può provenire dal percorso dello specchio 4 appunto perché interrotto nel punto 7). Perciò, misurando la sua coincidenza col fotone segnale sullo schermo (9) noi saremmo in grado di dire con certezza che quel fotone segnale proveniva dal percorso dello specchio 3, cioè sapremmo che il fotone è passato "interamente" da questo percorso e conseguentemente non può essere passato dal percorso dello specchio 4: per questo non può fare interferenza (come nel caso delle due fenditure).
Questo spiega perché la figura di interferenza nello schermo (9) viene distrutta se inseriamo un ostacolo (7) sul fascio ausiliario. Il fatto notevole è che si tratta di una sconcertante "azione fantomatica a distanza": agendo sul punto 7 alteriamo lo stato fisico in un luogo diverso, cioè sullo schermo (9), dove la figura di interferenza viene distrutta, e questo è dovuto al fatto che ora noi sappiamo o possiamo dedurre quale percorso avrà seguito il fotone che inciderà sullo schermo (9): è dovuto cioè a una conoscenza, ad un'informazione, ad un atto di consapevolezza, e non ad un intervento materiale diretto. Questa "conoscenza potenziale" è sufficiente ad alterare lo stato fisico sul rivelatore dei segnali, distruggendo la figura di interferenza.
Nota: alcune persone, potrebbero obiettare che vi può essere una qualche azione fisica retroattiva sul fascio di luce: tale presunta azione tornerebbe indietro dal punto 7 fino al punto 6 o addirittura al punto 2, ed influenzerebbe il risultato sullo schermo 9 senza bisogno di "azioni fantasma". Ma tale spiegazione non ha alcun senso fisico: non vi è nulla che torna indietro, i fotoni si muovono in avanti, e per giunta non costituiscono un fascio continuo poiché i fotoni sono quantizzati, e viene emesso solo un fotone alla volta.
Sfruttando "giochi di prestigio quantistici" di questo genere, i fisici P.Kwiat, H.Weinfurter e A.Zeilinger hanno dimostrato che sono possibili delle "misure senza interazione", ovvero ci si può accorgere della presenza di un oggetto macroscopico (cioè "classico" e non quantistico) utilizzando le caratteristiche quantistiche dei fotoni e la loro non-oggettività (nota: nel caso di un oggetto macroscopico la sua posizione "oggettiva" è probabilisticamente elevatissima, cioè praticamente certa; però l'esperimento sfrutta le qualità di non-oggettività quantistica del fotone rivelatore, che così rivela l'oggetto senza interagire con esso!).
Misure senza interazione potrebbero avere applicazioni importantissime in campo medico, per ridurre fortemente l'intensità delle radiazioni nell'osservazione specialistica di tessuti organici. Si immagini per esempio di poter fare una radiografia a tutti gli effetti, ma riducendo drasticamente l'esposizione ai raggi X. Un'articolo su questo tema è stato pubblicato su Le Scienze n.342 del 1997.
Per capire come ciò sia possibile, ci si può ricollegare all'esperimento di Mandel descritto sopra. Immaginiamo che l'oggetto da rivelare sia l'ostacolo inserito nel punto 7: ebbene, noi possiamo rivelare la presenza dell'oggetto verificando se sullo schermo (9) si forma o meno la misura di interferenza! Si tratta quindi di una misura indiretta che non coinvolge esplicitamente l'oggetto.
Purtroppo l'oggetto verrà comunque colpito da un fotone nel 50% dei casi (poiché statisticamente nel 50% dei casi lo specchio semi-riflettente 2 lascerà passare un fotone che attraverso il percorso 4 colpirà effettivamente l'oggetto nel punto 7). L'esposizione alla radiazione però può essere ridotta a piacere sfruttando un metodo ingegnosissimo detto "Effetto Zenone quantistico": Kwiat, Weinfurter e Zeilinger sono già riusciti a ridurre dell'85% la radiazione necessaria, lasciando un'esposizione solo del 15%.
Inoltre vi sono altre applicazioni pratiche di questi "giochi di prestigio quantistici". Per esempio il teorema di Bell permette l'esistenza di una "crittografia quantistica" assolutamente sicura, poiché decifrabile solo da chi possiede la chiave originale. Ma non basta. Sono già allo studio dei "computer quantistici" basati sui qubit, ovvero su "bit quantistici" che possono sfruttare gli stati di sovrapposizione quantistica.
Per non parlare del "teletrasporto" di cui abbiamo già visto alcuni esempi.
All'inizio degli anni '90 Mandel dell'Università di Rochester ed i suoi collaboratori hanno compiuto un esperimento straordinario, che mostra come sia sufficiente qualcosa di molto più evanescente di una misurazione per far cambiare lo stato fisico di un sistema: è sufficiente la conoscenza potenziale che possiamo avere di tale sistema!
Magia?
No, fisica contemporanea.
Horgan, nel suo articolo su Le Scienze n.289, riporta il commento scherzoso dei fisici Jaynes e Scully, che hanno parlato addirittura di "negromanzia medievale" a proposito di questi esperimenti. Lo stesso Horgan parla di "fotoni psichici" e si ricollega alla filosofia del celebre vescovo Berkeley (secolo XVIII), che può essere definita un "empirismo idealistico".
Berkeley affermò "Esse est percipi", ovvero "esistere è essere percepito". Berkeley intendeva dire che l'esistenza di una qualsiasi entità in natura può essere solo testimoniata da una percezione cosciente, per cui tutta la realtà può essere ridotta ad atti di consapevolezza, ovvero a idee, senza che sia necessario che la materia esista oggettivamente!
Ma torniamo agli aspetti pratici e vediamo l'esperimento di Mandel.
Anzitutto ricreiamo una situazione simile a quella del fotone che transita attraverso le due fenditure, ma per mezzo di un dispositivo diverso, cioè uno specchio semi-riflettente (detto anche divisore di fascio): esso trasmette la luce al 50%, ovvero solo metà dell'intensità luminosa riuscirà ad attraversare lo specchio, mentre l'altra metà sarà riflessa.
Analizzando i singoli fotoni, in una descrizione tradizionale diremmo che la probabilità che un fotone attraversi lo specchio (invece di essere riflesso) è del 50%. Se consideriamo 100 fotoni, secondo la logica convenzionale ci aspettiamo statisticamente che circa 50 fotoni attraversino lo specchio, mentre gli altri 50 vengano riflessi: il fascio iniziale di 100 fotoni quindi sarà diviso in due fasci diversi che percorrono cammini diversi. Questo però è vero solo se abbiamo modo di rivelare esplicitamente i singoli fotoni, altrimenti dobbiamo ammettere che ciascun fotone si troverà in uno strano "stato di sovrapposizione", cioè al 50% attraverserà lo specchio ed al 50% sarà riflesso. In altre parole, il percorso di ciascun fotone sarà indefinito, poiché "per metà" passerà attraverso lo specchio e "per l'altra metà" verrà riflesso, sebbene esso sia indivisibile!
Se noi non misuriamo esplicitamente il percorso seguito dal fotone e facciamo incidere i due percorsi potenziali su uno schermo, otterremo la solita figura di interferenza: ovvero il fotone (pur rimanendo una particella singola) passerà da entrambi i percorsi e alla fine produrrà interferenza con se stesso. Fin qui avviene ciò che abbiamo visto nell'esperimento di Wheeler, anche se stavolta il misterioso sdoppiamento del singolo fotone non è causato dalle due fenditure bensì dallo specchio semi-riflettente.
Come si vede nella figura, il laser (1) emette un fotone, lo specchio semi-riflettente (2) "divide" il fotone in due parti fantasma, e ciascuno delle due parti fantasma percorre un percorso diverso (3 e 4). Gli specchi nei punti 3 e 4 sono "normali" (non semi-riflettenti) e servono solo a indirizzare in maniera opportuna i due percorsi.

Schema dell'incredibile esperimento di Mandel
Su ciascun percorso vi è un "convertitore verso le basse frequenze". Ciascun convertitore (5 e 6) divide il proprio fotone fantasma in due fotoni gemelli di energia dimezzata. Uno viene chiamato "fotone segnale" ed è indicato con S, mentre l'altro viene chiamato "fotone ausiliario" ed è indicato con A. Infine, i due percorsi S vengono rivelati sullo schermo (9), mentre i due percorsi A vengono indirizzati sul rivelatore ausiliario (8). In realtà, per ragioni tecniche, il sistema realmente usato dall'equipe di Mandel è leggermente più complicato, ma è concettualmente equivalente a quello appena descritto.
Vediamo allora come funziona l'intero sistema: il laser (1) spara un singolo fotone alla volta che incide sullo specchio semi-riflettente (2). Poiché noi non misuriamo quale percorso viene effettuato dal fotone, esso fantomaticamente passa da entrambi i percorsi (3 e 4), e nei convertitori 5 e 6 il fotone fantasma viene diviso in due fotoni gemelli di energia dimezzata. Alla fine, i due percorsi "segnale" (indicati con S) incidono sullo schermo (9) dove il fotone S farà interferenza con se stesso (cioè con l'altra parte di se stesso passato dall'altro percorso). In seguito dal laser spareremo altri fotoni, uno alla volta, ed alla fine come risultato vedremo una chiara figura di interferenza sullo schermo (9).
La situazione è simile a quella dell'esperimento con le due fenditure e l'unica differenza è che qui la situazione è "raddoppiata" (grazie ai convertitori 5 e 6), cioè abbiamo anche i due percorsi "ausiliari" (indicati con A), per cui, ogni volta che un fotone colpirà lo schermo (9), contemporaneamente riscontreremo l'arrivo di un fotone anche sul rivelatore ausiliario (8), ovvero registreremo una cosiddetta "coincidenza". In quest'analisi abbiamo presupposto che non vi sia ancora un ostacolo nel punto 7, che si trova sul percorso di uno dei fasci ausiliari.
Benissimo: ora viene il bello. Vediamo che cosa succede se si inserisce appunto un ostacolo nel punto 7. Una volta che i percorsi sono stati divisi, ci aspettiamo che essi siano indipendenti: perciò l'ostacolo nel punto 7 non dovrebbe alterare la figura di interferenza nello schermo (9) poiché il punto 7 si trova su un altro percorso, che porta al rivelatore ausiliario (8) e non allo schermo (9).
Ma se inseriamo l'ostacolo nel punto 7, interrompendo così il percorso di un fascio ausiliario, la figura di interferenza dei fasci segnale nello schermo (9) scompare! Eppure non abbiamo effettuato misure sui fasci segnale (che finiscono sullo schermo, 9), ma solo su un fascio ausiliario (che finisce nel rivelatore, 8)! Anche se allontaniamo moltissimo i due fasci (A e S) tra di loro, quando operiamo sui fasci A incredibilmente produciamo un'influenza sui fasci S, che contraddice la località di Einstein.
Com'è possibile? Che cos'è cambiato rispetto al caso precedente quando non vi era un ostacolo nel punto 7? È cambiata la "conoscenza potenziale" che abbiamo sui fasci segnale: poiché il percorso che passa dall'ostacolo 7 è interrotto, quando riveliamo un fotone sul rivelatore degli ausiliari (8) esso deve provenire necessariamente dal percorso che passa per lo specchio 3 (non può provenire dal percorso dello specchio 4 appunto perché interrotto nel punto 7). Perciò, misurando la sua coincidenza col fotone segnale sullo schermo (9) noi saremmo in grado di dire con certezza che quel fotone segnale proveniva dal percorso dello specchio 3, cioè sapremmo che il fotone è passato "interamente" da questo percorso e conseguentemente non può essere passato dal percorso dello specchio 4: per questo non può fare interferenza (come nel caso delle due fenditure).
Questo spiega perché la figura di interferenza nello schermo (9) viene distrutta se inseriamo un ostacolo (7) sul fascio ausiliario. Il fatto notevole è che si tratta di una sconcertante "azione fantomatica a distanza": agendo sul punto 7 alteriamo lo stato fisico in un luogo diverso, cioè sullo schermo (9), dove la figura di interferenza viene distrutta, e questo è dovuto al fatto che ora noi sappiamo o possiamo dedurre quale percorso avrà seguito il fotone che inciderà sullo schermo (9): è dovuto cioè a una conoscenza, ad un'informazione, ad un atto di consapevolezza, e non ad un intervento materiale diretto. Questa "conoscenza potenziale" è sufficiente ad alterare lo stato fisico sul rivelatore dei segnali, distruggendo la figura di interferenza.
Nota: alcune persone, potrebbero obiettare che vi può essere una qualche azione fisica retroattiva sul fascio di luce: tale presunta azione tornerebbe indietro dal punto 7 fino al punto 6 o addirittura al punto 2, ed influenzerebbe il risultato sullo schermo 9 senza bisogno di "azioni fantasma". Ma tale spiegazione non ha alcun senso fisico: non vi è nulla che torna indietro, i fotoni si muovono in avanti, e per giunta non costituiscono un fascio continuo poiché i fotoni sono quantizzati, e viene emesso solo un fotone alla volta.
Sfruttando "giochi di prestigio quantistici" di questo genere, i fisici P.Kwiat, H.Weinfurter e A.Zeilinger hanno dimostrato che sono possibili delle "misure senza interazione", ovvero ci si può accorgere della presenza di un oggetto macroscopico (cioè "classico" e non quantistico) utilizzando le caratteristiche quantistiche dei fotoni e la loro non-oggettività (nota: nel caso di un oggetto macroscopico la sua posizione "oggettiva" è probabilisticamente elevatissima, cioè praticamente certa; però l'esperimento sfrutta le qualità di non-oggettività quantistica del fotone rivelatore, che così rivela l'oggetto senza interagire con esso!).
Misure senza interazione potrebbero avere applicazioni importantissime in campo medico, per ridurre fortemente l'intensità delle radiazioni nell'osservazione specialistica di tessuti organici. Si immagini per esempio di poter fare una radiografia a tutti gli effetti, ma riducendo drasticamente l'esposizione ai raggi X. Un'articolo su questo tema è stato pubblicato su Le Scienze n.342 del 1997.
Per capire come ciò sia possibile, ci si può ricollegare all'esperimento di Mandel descritto sopra. Immaginiamo che l'oggetto da rivelare sia l'ostacolo inserito nel punto 7: ebbene, noi possiamo rivelare la presenza dell'oggetto verificando se sullo schermo (9) si forma o meno la misura di interferenza! Si tratta quindi di una misura indiretta che non coinvolge esplicitamente l'oggetto.
Purtroppo l'oggetto verrà comunque colpito da un fotone nel 50% dei casi (poiché statisticamente nel 50% dei casi lo specchio semi-riflettente 2 lascerà passare un fotone che attraverso il percorso 4 colpirà effettivamente l'oggetto nel punto 7). L'esposizione alla radiazione però può essere ridotta a piacere sfruttando un metodo ingegnosissimo detto "Effetto Zenone quantistico": Kwiat, Weinfurter e Zeilinger sono già riusciti a ridurre dell'85% la radiazione necessaria, lasciando un'esposizione solo del 15%.
Inoltre vi sono altre applicazioni pratiche di questi "giochi di prestigio quantistici". Per esempio il teorema di Bell permette l'esistenza di una "crittografia quantistica" assolutamente sicura, poiché decifrabile solo da chi possiede la chiave originale. Ma non basta. Sono già allo studio dei "computer quantistici" basati sui qubit, ovvero su "bit quantistici" che possono sfruttare gli stati di sovrapposizione quantistica.
Per non parlare del "teletrasporto" di cui abbiamo già visto alcuni esempi.
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