I ricordi del nonno: la nascita del personal computer.
I ricordi del nonno: la nascita del personal computer.
Ho visto la meraviglia di alcuni giovanissimi nel post 'Quanti anni abbiamo?' per la mia età.
Ho pensato quindi di raccontare a chi ancora non c'era, quello che è stato praticamente l'inizio dell'era del Personal Computer.
Un po' perchè i ricordi fanno sempre piacere (a chi li ricorda) e un po' per far conoscere un mondo veramente diverso da quello attuale.
Buona lettura!
Le premesse e l'arrivo
A metà degli anni '70 erano uscite sul mercato le prime calcolatrici tascabili, in particolare dell'HP, che avevano attirato immediatamente la mia attenzione.
A quell'epoca lavoravo alla Siemens a Monaco di Baviera e quindi potevo tenermi al corrente di tutte le novità che apparivano sul mercato tramite le varie riviste che passavano per il laboratorio di ricerca presso cui ero impiegat.
Grande sensazione fece in particolare l'HP45 che era in grado di leggere il programma da una carta magnetica. Inutile dire che non resistetti alla tentazione di avere anche quella.
Verso la fine del 1976, se non ricordo male, lessi un piccolo trafiletto (con altrettanto microscopica foto) dell'imminente uscita in America di uno strano oggetto composto da tastiera e video dal nome esotico di PET e che, secondo la descrizione, avrebbe dovuto essere il primo computer completo per uso domestico. L'articolo concludeva citando il nome e l'indirizzo del probabile importatore ed esclusivista europeo che, guarda caso, era una societò tedesca.
L'impressione fu enorme, dovuta anche al fatto che all'epoca io lavoravo saltuariamente anche col computer della ditta. Computer che non ebbi mai modo di vedere direttamente dal momento che occupava un'enorme stanzone agibile solo dal personale addetto e che veniva utilizzato dai pochi fortunati che ne avevano il permesso, tra cui il sottoscritto, tramite un enorme aggeggio (foratrice e lettrice delle schede e stampante dei risultati) posto in una camera adiacente. L'idea quindi di un computer da casa, di dimensioni ridottissime e addirittura con uno schermo su cui vedere i risultati non poteva lasciarmi indifferente.
Ricordo che contattai immediatamente la società indicata nell'articolo per sapere quando fosse prevista l'importazione del marchingegno ed il prezzo del tutto.
Dopodichè l'ordinazione, che mi mise nella lista del primo carico previsto (500 pezzi destinati a tutta Europa) e l'attesa.
A metà del 1977 l'arrivo a casa mia del pacco tanto sognato.
Era il PET 2001 con ram di 4 kb, che più tardi portai a 8 kb (una vera esagerazione) cassetta audio e tastiera incorporate e soprattutto quel piccolo video (9 pollici), parte integrante del tutto.
Ricordo ancora la trepidazione con cui, in soggiorno, aprii il tutto, posi la macchina sulla mia scrivania e attaccai la spina.
Una gioia immensa al veder apparire sullo schermo, a sfondo nero, i suo nome.
Un momento di panico tremendo, qualche minuto dopo, nel rendermi conto che, oltre a quello, non sapevo tirarne fuori nient'altro.
Per mia fortuna nell'imballagio vi erano anche due piccoli fascicoli fotocopiati che avvertivano come fosse presente in ROM un BASIC e che riportavano la lista dei comandi dello stesso. Dopo alcuni giorni di prove ero quindi in grado di muovere i primi banalissimi passi.
I primi tre anni
Ormai il computer l'avevo. Si trattava ora solo di imparare ad usarlo.
Inutile dire che non esistevano programmi da poter copiare o comprare. Non esistevano nemmeno negozi che vendessero computer. C'era solo qualche negozio per ufficio che, a fianco delle fotocopiatrice e delle macchine da scrivere elettriche vendeva anche calcolatrici della HP o di altre marche, ma che di computer di uso domestico, quale era il Pet, non ne avevano nemmeno sentito parlare.
Bisognava quindi rimboccarsi le maniche e darsi da fare. I mezzi a disposizione erano il Basic fornito e il registratore audio su cui registrare programmi e dati.
Le cassette per quest'ultimo erano le normali cassette audio, anche se la preferenza era data, per ovvi motivi, a quelle di lunghezza pari a 10 minuti. La loro lettura era ovviamente seriale.
La tastiera del Pet comprendeva anche tutta una serie di caratteri speciali, tra cui i semi delle carte da gioco. Decisi quindi, come primo tentativo, di cimentarmi con un gioco di carte, e più precisamente il 7 e mezzo, in cui il giocatore avrebbe avuto come avversario il computer stesso.
Il programma, che prevedeva l'applicazione della teoria dei giochi, non presentò particolari ed insormontabili difficoltà, ma aveva l'handicap dell'estrema lentezza con cui il computer aggiornava lo schermo. Per intenderci per disegnare o girare una carta ci metteva molti secondi.
Questo naturalmente non andava.
Ma anche questa volta il Pet mi veniva in aiuto.
Infatti nelle poche e scarne paginette che lo accompagnavano vi era descritto un comando (poke) che permetteva di scrivere direttamente su ogni singola cella dello schermo e spiegavano come scrivere un programma in linguaggio macchina. Disgraziatamente il comando 'poke' doveva essere seguito da una serie di cifre binarie o, a scelta, esadecimali e veniva ripetuto per ogni singola cella del video ed il linguaggio macchina era molto complicato. Comunque dopo una lunga serie di tentativi riuscii nell'intento. La velocità ottenuta era incredibile. Potevo variare a piacimento l'intera schermata in una frazione di secondo.
Il gioco ne risentì enormemente. Adesso le carte apparivano istantaneamente (ne rallentai l'apparizione artificialmente) con la loro ombra su di uno sfondo grigio. L'unica cosa che mancava e che sarebbe arrivata parecchi anni dopo era il colore.
Dopo il primo feci ancora altri giochi (ormai sapevo come farli), quasi tutti di carte, tranne uno che trasformava il computer in uno psicanalista. L'idea era ventua dalla lettura di u articolo in cui si accennava ai tentativi di una università americana di sviluppare una sorta di intelligenza artificiale.
Inutile dire che il mio programma era molto più semplice, anche se alla fine faceva indubbiamente la sua impressione. Il funzionamento si basava su di una serie di domande che il computer sceglieva tra una lista già pronta basando la sua scelta su alcune parole chiave contenute nelle risposte date dal paziente. Lo portava un po' alla volta su di un argomento ben preciso ed infine gli forniva una bella diagnosi che lo lasciava di stucco.
Ricordo ancora le faccie degli sfortunati che si sono lasciati psicanalizare dal Pet.
In tutto questo periodo avevo anche trasportato sul computer i programmi che avevo fatto per l'HP65.
Ero pronto per qualcosa di più impegnativo.
Iniziai con un programma per calcolare gli oroscopi a partire dalla data e dalle coordinate goegrafiche di nascita e proseguii con un database. L'idea per quest'ultimo mi era venuta ancora una volta da una rivista che accennava ad una ricerca tesa a ridurre le dimensioni di un database togliendo dallo stesso tutti i riferimenti doppi.
Dopo un po' il tutto funzionava egregiamente. Il database aveva numerosi campi, compresi tre campi note. Aveva tre livelli di leggibilità, normale, riservato e riservatissimo, ed un buon motore di ricerca. Nel database stesso i vari termini erano registrati una sola volta (non vi erano parole doppie), ciascuno seguito da una serie di puntatori che indicavano la o le schede cui appartenevano e la posizione in cui dovevano apparire. L'unico neo, che lo rendeva praticamente inutilizzabile, era la mancanza di un sistema di archiviazione accettabile. A quel tempo non esistevano ancora floppy disk o hard disk e l'archiviazione e la successiva lettura avvenivano solo tramite cassette audio, con la lentezza che è facile intuire (per leggere l'ultimo dato di un grosso DB si doveva arrivare alla fine del nastro da 30 o 45 minuti). Fortunatamente, alla fine del 1978 apparve sul mercato un congegno fantascientifico: un floppy driver con relativi supporti. era molto rumoroso, veloce e soprattutto enormemente costoso; con il suo uso però il database divenne perfettamente utilizzabile, tanto da risultare indispensabile.
Restava ancora un unico problema: la totale mancanza di un qualsiasi tipo di stampante.
Pet diventa adulto
Nel 1979, anno in cui lasciai la Siemens per trasferirmi a Padova, la situazione era quindi la seguente: oltre ai giochi, alcuni dei quali indubbiamente interessanti, avevo un buon database che nel frattempo era cresciuto potendo ora effettuare calcoli su singoli campi e presentare i grafici risultanti. Il tutto ovviamente veniva stampato solo a video vista l'assenza della stampante.
A Padova per mia fortuna trovai un rivenditore di macchine per ufficio che era anche un appassionato di computers e aveva nei suoi scaffali anche il Pet. Tramite suo riuscii finalmente a trovare una specie di stampante. Era simile a quelle usate dai registratori di cassa, anzi probabilmente era proprio una di quelle adattata per potersi allacciare al Pet, e scriveva su rulli di circa 10 centimeri di larghezza (tipo carta igienica). Paragonata alle stampanti d'oggi era una schifezza, ma allora sembrava un miracolo e funzionava. La usai per alcuni mesi.
Nella seconda metà del 1980 comprai il nuovo modello della Commodore, il Pet 4032, continuando però a tenere anche il primo amore. Quest'ultimo modello aveva anche un doppio floppy drive esterno, di dimensioni enormi, meno rumoroso del primo, ma un po' più lento.
Poco dopo, sempre tramite il solito fornitore, acquistai una scheda artigianale che permetteva di allacciare una macchina da scrivere Olivetti a margherita al computer. Finalmente avevo una stampante degna di questo nome.
A questo punto mi mancava un elaboratore di testi autonomo rispetto al database. Dal momento che in commercio non ve n'erano dovetti pertanto farmene uno. Ne venne fuori un programmino più che dignitoso che permetteva la marginatura a destra, a sinistra o completa, mi dava sullo schermo il risultato (nero su fondo bianco), poteva collegarsi al database per gli indirizzi, per personalizzare l'apertura e la chiusura delle lettere ed era in grado di inserire ovunque dati presi da appositi campi del DB. Poteva inoltre disegnare dei buoni grafici sia all'interno delle singole lettere (con i dati personali del nominativo di cui all'indirizzo), sia come allegati personali o generalizzati. Il tutto con una buona velocità. Tenendo comunque presente che la stampa a tutti gli effetti avveniva con macchina da scrivere. La qualità di stampa era com'è logico ottima.
Pet era cresciuto bene fino ad allora, ma non era ancora completamente maturo. Lo sarebbe diventato però molto presto. Sul Gazzettino di Venezia avevo letto in quei giorni un articolo che parlava di un programma rivoluzionario fatto da una coppia di studenti americani: VisiCalc ([http://www.bricklin.com/visicalc.htm||Dan Bricklin]). Si trattava del primo foglio elettronico, come noi oggi lo intendiamo, usufruibile da una serie impressionante di computers, anche a basso costo.
Detto così oggi sembra un qualcosa di ovvio.
In realtà, per quei tempi, si trattava di qualcosa di geniale. Talmente innovativo da sembrare veramente fantascienza e da trovare sbigottita attenzione persino su di un quotidiano come il Gazzettino di Venezia, che di tutto si interessava tranne certamente che del mondo del software e del computer (allora termine sconosciuto ai più).
VisiCalc non fu in assoluto il primo foglio calcolatore. Ne esistevano già alcuni che però non avevano le caratteristiche che rendevano unico VisiCalc.
La Lotus ad esempio aveva un programma basato su foglio di calcolo per la finanza personale. Però faceva solo quello e non era immediato.
VisiCalc invece ricalcolava i valori automaticamente, in tempo reale, e li mostrava a video; permetteva di scorrere il foglio da destra a sinistra, dall'alto al basso e viceversa; il ricalcolo avveniva in base a formule introdotte nelle varie celle con riferimento ad altri campi di celle; l'immissione, la formattazione, le formule, facevano parte integrante del programma ed erano facilmente utilizzabili, essendo compresi anche gli esempi; le etichette differivano dalle formule in virtù del primo carattere immesso; il foglio poteva essere salvato con tutti i campi, formule comprese, in modo da poterlo riutilizzare cambiandi solamente i dati; i comandi erano simili agli attuali (A1, B1, SUM(A1--A7)); referenze tra le celle assolute e relative; ecc., ecc..
Ed il tutto girava su computers che nelle versioni più esclusive e potenti potevano vantare una Ram di 32 o addirittura 64 kb, ma che nella maggior parte dei casi si limitavano a 8 o 16 kb.
Inutile dire che ruppi talmente le scatole al mio abituale fornitore che nel giro di poco tempo ne fui un fortunato utilizzatore. Con lui Pet aveva raggiunto la piena maturità.
Una piccola curiosità: Dan Bricklin e Bob Frankston, i creatori di VisiCalc, non richiesero il brevetto, ma si limitarono al Copyright e al Trademark. La motivazione di questa scelta era che in quegli anni, persino in America, non si brevettavano le idee e gli algoritmi, e quindi la brevettazione di un software era praticamente un'impresa senza speranza. Oggi i due sviluppatori ammettono che viste le attuali regole probabilmente richiederebbero il brevetto, ma aggiungono (in molte dichiarazioni pubbliche ed in particolare in una dichiarazione davanti al Congresso Americano) che l'attuale legge sulle brevettabilità delle idee e degli algoritmi rappresentano il più grosso problema per lo sviluppo del software e sono fonte di enormi difficoltà per le industrie del settore. L'originale VisiCalc può essere scaricato all'indirizzo VisiCalc e fatto girare su Dos o Windows.
Gli anni successivi hanno visto l'affinamento dei programmi che mi ero scritto e l'apparizione sul mercato di sofware di ogni genere. Sono nati i primi megozi specializzati di computer, hanno cominciato a produrre stampanti, si è imposto il Dos, anche se altri sistemi operativi erano più performanti e meno cari (il sistema operativo della Commodore era semplicemente eccezionale), è nata Internet, è apparso Windows che in alcuni anni ha conquistato il mercato potendo contare sulla penetrazione del Dos. Si è cominciato a patentare il software (50 anni dopo la nascita dell'industria dello stesso e senza avere alcun archivio di ciò che era stato già fatto) e siamo arrivati così ai giorni nostri in cui computers con 2 Gb di ram fanno in sostanza quello che il Pet faceva con 8kb.
Ho pensato quindi di raccontare a chi ancora non c'era, quello che è stato praticamente l'inizio dell'era del Personal Computer.
Un po' perchè i ricordi fanno sempre piacere (a chi li ricorda) e un po' per far conoscere un mondo veramente diverso da quello attuale.
Buona lettura!
Le premesse e l'arrivo
A metà degli anni '70 erano uscite sul mercato le prime calcolatrici tascabili, in particolare dell'HP, che avevano attirato immediatamente la mia attenzione.
A quell'epoca lavoravo alla Siemens a Monaco di Baviera e quindi potevo tenermi al corrente di tutte le novità che apparivano sul mercato tramite le varie riviste che passavano per il laboratorio di ricerca presso cui ero impiegat.
Grande sensazione fece in particolare l'HP45 che era in grado di leggere il programma da una carta magnetica. Inutile dire che non resistetti alla tentazione di avere anche quella.
Verso la fine del 1976, se non ricordo male, lessi un piccolo trafiletto (con altrettanto microscopica foto) dell'imminente uscita in America di uno strano oggetto composto da tastiera e video dal nome esotico di PET e che, secondo la descrizione, avrebbe dovuto essere il primo computer completo per uso domestico. L'articolo concludeva citando il nome e l'indirizzo del probabile importatore ed esclusivista europeo che, guarda caso, era una societò tedesca.
L'impressione fu enorme, dovuta anche al fatto che all'epoca io lavoravo saltuariamente anche col computer della ditta. Computer che non ebbi mai modo di vedere direttamente dal momento che occupava un'enorme stanzone agibile solo dal personale addetto e che veniva utilizzato dai pochi fortunati che ne avevano il permesso, tra cui il sottoscritto, tramite un enorme aggeggio (foratrice e lettrice delle schede e stampante dei risultati) posto in una camera adiacente. L'idea quindi di un computer da casa, di dimensioni ridottissime e addirittura con uno schermo su cui vedere i risultati non poteva lasciarmi indifferente.
Ricordo che contattai immediatamente la società indicata nell'articolo per sapere quando fosse prevista l'importazione del marchingegno ed il prezzo del tutto.
Dopodichè l'ordinazione, che mi mise nella lista del primo carico previsto (500 pezzi destinati a tutta Europa) e l'attesa.
A metà del 1977 l'arrivo a casa mia del pacco tanto sognato.
Era il PET 2001 con ram di 4 kb, che più tardi portai a 8 kb (una vera esagerazione) cassetta audio e tastiera incorporate e soprattutto quel piccolo video (9 pollici), parte integrante del tutto.
Ricordo ancora la trepidazione con cui, in soggiorno, aprii il tutto, posi la macchina sulla mia scrivania e attaccai la spina.
Una gioia immensa al veder apparire sullo schermo, a sfondo nero, i suo nome.
Un momento di panico tremendo, qualche minuto dopo, nel rendermi conto che, oltre a quello, non sapevo tirarne fuori nient'altro.
Per mia fortuna nell'imballagio vi erano anche due piccoli fascicoli fotocopiati che avvertivano come fosse presente in ROM un BASIC e che riportavano la lista dei comandi dello stesso. Dopo alcuni giorni di prove ero quindi in grado di muovere i primi banalissimi passi.
I primi tre anni
Ormai il computer l'avevo. Si trattava ora solo di imparare ad usarlo.
Inutile dire che non esistevano programmi da poter copiare o comprare. Non esistevano nemmeno negozi che vendessero computer. C'era solo qualche negozio per ufficio che, a fianco delle fotocopiatrice e delle macchine da scrivere elettriche vendeva anche calcolatrici della HP o di altre marche, ma che di computer di uso domestico, quale era il Pet, non ne avevano nemmeno sentito parlare.
Bisognava quindi rimboccarsi le maniche e darsi da fare. I mezzi a disposizione erano il Basic fornito e il registratore audio su cui registrare programmi e dati.
Le cassette per quest'ultimo erano le normali cassette audio, anche se la preferenza era data, per ovvi motivi, a quelle di lunghezza pari a 10 minuti. La loro lettura era ovviamente seriale.
La tastiera del Pet comprendeva anche tutta una serie di caratteri speciali, tra cui i semi delle carte da gioco. Decisi quindi, come primo tentativo, di cimentarmi con un gioco di carte, e più precisamente il 7 e mezzo, in cui il giocatore avrebbe avuto come avversario il computer stesso.
Il programma, che prevedeva l'applicazione della teoria dei giochi, non presentò particolari ed insormontabili difficoltà, ma aveva l'handicap dell'estrema lentezza con cui il computer aggiornava lo schermo. Per intenderci per disegnare o girare una carta ci metteva molti secondi.
Questo naturalmente non andava.
Ma anche questa volta il Pet mi veniva in aiuto.
Infatti nelle poche e scarne paginette che lo accompagnavano vi era descritto un comando (poke) che permetteva di scrivere direttamente su ogni singola cella dello schermo e spiegavano come scrivere un programma in linguaggio macchina. Disgraziatamente il comando 'poke' doveva essere seguito da una serie di cifre binarie o, a scelta, esadecimali e veniva ripetuto per ogni singola cella del video ed il linguaggio macchina era molto complicato. Comunque dopo una lunga serie di tentativi riuscii nell'intento. La velocità ottenuta era incredibile. Potevo variare a piacimento l'intera schermata in una frazione di secondo.
Il gioco ne risentì enormemente. Adesso le carte apparivano istantaneamente (ne rallentai l'apparizione artificialmente) con la loro ombra su di uno sfondo grigio. L'unica cosa che mancava e che sarebbe arrivata parecchi anni dopo era il colore.
Dopo il primo feci ancora altri giochi (ormai sapevo come farli), quasi tutti di carte, tranne uno che trasformava il computer in uno psicanalista. L'idea era ventua dalla lettura di u articolo in cui si accennava ai tentativi di una università americana di sviluppare una sorta di intelligenza artificiale.
Inutile dire che il mio programma era molto più semplice, anche se alla fine faceva indubbiamente la sua impressione. Il funzionamento si basava su di una serie di domande che il computer sceglieva tra una lista già pronta basando la sua scelta su alcune parole chiave contenute nelle risposte date dal paziente. Lo portava un po' alla volta su di un argomento ben preciso ed infine gli forniva una bella diagnosi che lo lasciava di stucco.
Ricordo ancora le faccie degli sfortunati che si sono lasciati psicanalizare dal Pet.
In tutto questo periodo avevo anche trasportato sul computer i programmi che avevo fatto per l'HP65.
Ero pronto per qualcosa di più impegnativo.
Iniziai con un programma per calcolare gli oroscopi a partire dalla data e dalle coordinate goegrafiche di nascita e proseguii con un database. L'idea per quest'ultimo mi era venuta ancora una volta da una rivista che accennava ad una ricerca tesa a ridurre le dimensioni di un database togliendo dallo stesso tutti i riferimenti doppi.
Dopo un po' il tutto funzionava egregiamente. Il database aveva numerosi campi, compresi tre campi note. Aveva tre livelli di leggibilità, normale, riservato e riservatissimo, ed un buon motore di ricerca. Nel database stesso i vari termini erano registrati una sola volta (non vi erano parole doppie), ciascuno seguito da una serie di puntatori che indicavano la o le schede cui appartenevano e la posizione in cui dovevano apparire. L'unico neo, che lo rendeva praticamente inutilizzabile, era la mancanza di un sistema di archiviazione accettabile. A quel tempo non esistevano ancora floppy disk o hard disk e l'archiviazione e la successiva lettura avvenivano solo tramite cassette audio, con la lentezza che è facile intuire (per leggere l'ultimo dato di un grosso DB si doveva arrivare alla fine del nastro da 30 o 45 minuti). Fortunatamente, alla fine del 1978 apparve sul mercato un congegno fantascientifico: un floppy driver con relativi supporti. era molto rumoroso, veloce e soprattutto enormemente costoso; con il suo uso però il database divenne perfettamente utilizzabile, tanto da risultare indispensabile.
Restava ancora un unico problema: la totale mancanza di un qualsiasi tipo di stampante.
Pet diventa adulto
Nel 1979, anno in cui lasciai la Siemens per trasferirmi a Padova, la situazione era quindi la seguente: oltre ai giochi, alcuni dei quali indubbiamente interessanti, avevo un buon database che nel frattempo era cresciuto potendo ora effettuare calcoli su singoli campi e presentare i grafici risultanti. Il tutto ovviamente veniva stampato solo a video vista l'assenza della stampante.
A Padova per mia fortuna trovai un rivenditore di macchine per ufficio che era anche un appassionato di computers e aveva nei suoi scaffali anche il Pet. Tramite suo riuscii finalmente a trovare una specie di stampante. Era simile a quelle usate dai registratori di cassa, anzi probabilmente era proprio una di quelle adattata per potersi allacciare al Pet, e scriveva su rulli di circa 10 centimeri di larghezza (tipo carta igienica). Paragonata alle stampanti d'oggi era una schifezza, ma allora sembrava un miracolo e funzionava. La usai per alcuni mesi.
Nella seconda metà del 1980 comprai il nuovo modello della Commodore, il Pet 4032, continuando però a tenere anche il primo amore. Quest'ultimo modello aveva anche un doppio floppy drive esterno, di dimensioni enormi, meno rumoroso del primo, ma un po' più lento.
Poco dopo, sempre tramite il solito fornitore, acquistai una scheda artigianale che permetteva di allacciare una macchina da scrivere Olivetti a margherita al computer. Finalmente avevo una stampante degna di questo nome.
A questo punto mi mancava un elaboratore di testi autonomo rispetto al database. Dal momento che in commercio non ve n'erano dovetti pertanto farmene uno. Ne venne fuori un programmino più che dignitoso che permetteva la marginatura a destra, a sinistra o completa, mi dava sullo schermo il risultato (nero su fondo bianco), poteva collegarsi al database per gli indirizzi, per personalizzare l'apertura e la chiusura delle lettere ed era in grado di inserire ovunque dati presi da appositi campi del DB. Poteva inoltre disegnare dei buoni grafici sia all'interno delle singole lettere (con i dati personali del nominativo di cui all'indirizzo), sia come allegati personali o generalizzati. Il tutto con una buona velocità. Tenendo comunque presente che la stampa a tutti gli effetti avveniva con macchina da scrivere. La qualità di stampa era com'è logico ottima.
Pet era cresciuto bene fino ad allora, ma non era ancora completamente maturo. Lo sarebbe diventato però molto presto. Sul Gazzettino di Venezia avevo letto in quei giorni un articolo che parlava di un programma rivoluzionario fatto da una coppia di studenti americani: VisiCalc ([http://www.bricklin.com/visicalc.htm||Dan Bricklin]). Si trattava del primo foglio elettronico, come noi oggi lo intendiamo, usufruibile da una serie impressionante di computers, anche a basso costo.
Detto così oggi sembra un qualcosa di ovvio.
In realtà, per quei tempi, si trattava di qualcosa di geniale. Talmente innovativo da sembrare veramente fantascienza e da trovare sbigottita attenzione persino su di un quotidiano come il Gazzettino di Venezia, che di tutto si interessava tranne certamente che del mondo del software e del computer (allora termine sconosciuto ai più).
VisiCalc non fu in assoluto il primo foglio calcolatore. Ne esistevano già alcuni che però non avevano le caratteristiche che rendevano unico VisiCalc.
La Lotus ad esempio aveva un programma basato su foglio di calcolo per la finanza personale. Però faceva solo quello e non era immediato.
VisiCalc invece ricalcolava i valori automaticamente, in tempo reale, e li mostrava a video; permetteva di scorrere il foglio da destra a sinistra, dall'alto al basso e viceversa; il ricalcolo avveniva in base a formule introdotte nelle varie celle con riferimento ad altri campi di celle; l'immissione, la formattazione, le formule, facevano parte integrante del programma ed erano facilmente utilizzabili, essendo compresi anche gli esempi; le etichette differivano dalle formule in virtù del primo carattere immesso; il foglio poteva essere salvato con tutti i campi, formule comprese, in modo da poterlo riutilizzare cambiandi solamente i dati; i comandi erano simili agli attuali (A1, B1, SUM(A1--A7)); referenze tra le celle assolute e relative; ecc., ecc..
Ed il tutto girava su computers che nelle versioni più esclusive e potenti potevano vantare una Ram di 32 o addirittura 64 kb, ma che nella maggior parte dei casi si limitavano a 8 o 16 kb.
Inutile dire che ruppi talmente le scatole al mio abituale fornitore che nel giro di poco tempo ne fui un fortunato utilizzatore. Con lui Pet aveva raggiunto la piena maturità.
Una piccola curiosità: Dan Bricklin e Bob Frankston, i creatori di VisiCalc, non richiesero il brevetto, ma si limitarono al Copyright e al Trademark. La motivazione di questa scelta era che in quegli anni, persino in America, non si brevettavano le idee e gli algoritmi, e quindi la brevettazione di un software era praticamente un'impresa senza speranza. Oggi i due sviluppatori ammettono che viste le attuali regole probabilmente richiederebbero il brevetto, ma aggiungono (in molte dichiarazioni pubbliche ed in particolare in una dichiarazione davanti al Congresso Americano) che l'attuale legge sulle brevettabilità delle idee e degli algoritmi rappresentano il più grosso problema per lo sviluppo del software e sono fonte di enormi difficoltà per le industrie del settore. L'originale VisiCalc può essere scaricato all'indirizzo VisiCalc e fatto girare su Dos o Windows.
Gli anni successivi hanno visto l'affinamento dei programmi che mi ero scritto e l'apparizione sul mercato di sofware di ogni genere. Sono nati i primi megozi specializzati di computer, hanno cominciato a produrre stampanti, si è imposto il Dos, anche se altri sistemi operativi erano più performanti e meno cari (il sistema operativo della Commodore era semplicemente eccezionale), è nata Internet, è apparso Windows che in alcuni anni ha conquistato il mercato potendo contare sulla penetrazione del Dos. Si è cominciato a patentare il software (50 anni dopo la nascita dell'industria dello stesso e senza avere alcun archivio di ciò che era stato già fatto) e siamo arrivati così ai giorni nostri in cui computers con 2 Gb di ram fanno in sostanza quello che il Pet faceva con 8kb.
Re: I ricordi del nonno: la nascita del personal computer.
Bello essere stato protagonista della STORIA DELL'INFORMATICA!!!
T'invidio un po!
Grande!!!
T'invidio un po!
Grande!!!
Re: I ricordi del nonno: la nascita del personal computer.
Caspita, sei veramente un "nonno" (good)
Il mio primo computer era uno ZX Spectrum nell'82, come "driver" usavo un radioregistratore stereo che usavo anche per sentire la musica (avevo 17 anni).
L'ho comprato per esercitarmi dopo aver seguito a scuola un corso di basic.
La scuola aveva un Commodore, non so che modello, con monitor testuale ai fosfori verdi, credo di non averlo mai nemmeno toccato, il computer era considerata una cosa "sacra"
.
L'anno dopo arrivo a scuola un HP (nonsochecosa) con plotter A4 ed un monitor, incorporato nello chassis del computer com'era d'uso allora piccolissimo ed in bianco e nero.
Su quel computer riuscimmo a smanettarci un po' e a disegnare grafici di funzioni metematiche sul plotter.
Un giorno vennero dei tecnici dell'HP e ci spiegarono che il computer si poteva anche usare per fare disegni tecnici, era il CAD, che poi diventò una parte importante del mio lavoro.
Ci distribuirono anche la documentazione di un computer mitico: l'HP 9000 con sistema operativo HP-UX.
Ma ormai il DOS stava diffondendosi a macchia d'olio, Autocad si affermava come CAD in grado di funzionare anche con questo sistema operativo (che riusciva a gestire al massimo 650kb), e le potenti e costosissime workstation UNIX rimasero confinate nelle grosse società che potevano permettersele.
Il mio primo computer era uno ZX Spectrum nell'82, come "driver" usavo un radioregistratore stereo che usavo anche per sentire la musica (avevo 17 anni).
L'ho comprato per esercitarmi dopo aver seguito a scuola un corso di basic.
La scuola aveva un Commodore, non so che modello, con monitor testuale ai fosfori verdi, credo di non averlo mai nemmeno toccato, il computer era considerata una cosa "sacra"
L'anno dopo arrivo a scuola un HP (nonsochecosa) con plotter A4 ed un monitor, incorporato nello chassis del computer com'era d'uso allora piccolissimo ed in bianco e nero.
Su quel computer riuscimmo a smanettarci un po' e a disegnare grafici di funzioni metematiche sul plotter.
Un giorno vennero dei tecnici dell'HP e ci spiegarono che il computer si poteva anche usare per fare disegni tecnici, era il CAD, che poi diventò una parte importante del mio lavoro.
Ci distribuirono anche la documentazione di un computer mitico: l'HP 9000 con sistema operativo HP-UX.
Ma ormai il DOS stava diffondendosi a macchia d'olio, Autocad si affermava come CAD in grado di funzionare anche con questo sistema operativo (che riusciva a gestire al massimo 650kb), e le potenti e costosissime workstation UNIX rimasero confinate nelle grosse società che potevano permettersele.
-
johnbarleycorn
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- Iscrizione: sabato 19 agosto 2006, 18:28
Re: I ricordi del nonno: la nascita del personal computer.
.....che bei tempi, anch'io avevo il mio piccolo oggettino...lo spectrum 16Kb..poi espanso a 48 (una potenza)..me lo regalò mio padre per la promozione a scuola (mi pare fossi in 2' superiore)...da allora non ho più smesso di smanettare....
all'epoca compravo videogames a nastro in edicola, rigorosamente su cassetta (avevano inventato un metodo di compressione per far entrare una decina di giochi in una cassetta) (yes)
all'epoca compravo videogames a nastro in edicola, rigorosamente su cassetta (avevano inventato un metodo di compressione per far entrare una decina di giochi in una cassetta) (yes)
Odio la graffetta animata di Office
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- Iscrizione: domenica 12 marzo 2006, 12:31
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Re: I ricordi del nonno: la nascita del personal computer.
Ciao mcz,
hai scritto un bellissimo post, mi è piaciuto un sacco!
La mia prima carretta informatica è della fine anni '80, non ricordo di preciso l'anno, però quello che so è che passai circa sei mesi a far impazzire il mio babbo perché me la comprasse, mi ero proprio fissata (yes)
Era, anzi è, un Amstrad con i fosfori verdi e il registratore, ovviamente BASIC.
La cosa più cervellotica che ho fatto è un programmino che mi permetteva di scrivere quello che volevo senza dover inserire il codice (una specie di editor insomma), poi pigiavo ESC per uscire dalla modalità scrittura e quindi "s" per salvare su nastro oppure un'altro tasto che non ricordo per avviare la stampa su carta.
Penso che in cantina il programmino ci sia ancora :P
Ciao :-*
hai scritto un bellissimo post, mi è piaciuto un sacco!
La mia prima carretta informatica è della fine anni '80, non ricordo di preciso l'anno, però quello che so è che passai circa sei mesi a far impazzire il mio babbo perché me la comprasse, mi ero proprio fissata (yes)
Era, anzi è, un Amstrad con i fosfori verdi e il registratore, ovviamente BASIC.
La cosa più cervellotica che ho fatto è un programmino che mi permetteva di scrivere quello che volevo senza dover inserire il codice (una specie di editor insomma), poi pigiavo ESC per uscire dalla modalità scrittura e quindi "s" per salvare su nastro oppure un'altro tasto che non ricordo per avviare la stampa su carta.
Penso che in cantina il programmino ci sia ancora :P
Ciao :-*
maya@debian:~$ apt-get
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Questo APT ha i Poteri della Super Mucca.
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- ubuntureboot
- Prode Principiante
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- Iscrizione: mercoledì 10 gennaio 2007, 15:53
Re: I ricordi del nonno: la nascita del personal computer.
Il mio primo pc è stato un Commodore 64..poi da li andai avanti .. per lo più ci giocavo...
Load " etc etc huahauuhauh o ALT+INVIO Press Play On tape
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